di Paolo Delgado
Il Dubbio, 11 febbraio 2025
Il neopresidente dell’Anm Parodi ha impugnato il ramoscello d’ulivo ma è stato subito “corretto” dai falchi. Lo spiraglio c’è ed è una novità rispetto alle chiusure blindate delle settimane e dei mesi scorsi. Però è strettissimo e per imboccarlo ci vorrebbe da entrambe le parti, la maggioranza parlamentare da un lato, i magistrati dall’altro, un coraggio del quale si qui non si è vista traccia. Il nuovo presidente dell’Anm Cesare Parodi, Magistratura indipendente, dunque vicino alla destra, ha adoperato subito toni opposti a quelli abituali: la richiesta immediata di incontro col governo, la denuncia del muro contro muro, l’insistenza sul concetto che “le leggi le fa il Parlamento e le decide il governo” sono tutti ramoscelli d’ulivo offerti alla premier che si è affrettata a coglierli.
Solo che la sola idea di una pace tra destra e toghe scontenta molti. Parodi è stato rapidamente rimesso al proprio posto, tanto da doversi scusare: “Forse sono partito male. Sono partito con una richiesta personale senza cosultarmi con i colleghi. Chiedo scusa”. Soprattutto il nuovo presidente si è affrettato a confermare lo sciopero contro la separazione delle carriere.
Nel centrodestra Fi, sentendo la ‘ sua’ riforma in pericolo, si è subito agitata bocciando l’idea di una trattativa con le toghe. La partita non è chiusa. Due esempi tra i tanti bastano a illustrare la situazione. Il procuratore di Napoli Gratteri, solitamente uno dei più infervorati contro la riforma e il governo, fa il paladino della pace: “Ci sono sempre alti e bassi, picchi di nervosismo, battute a effetto. Ma il dialogo conviene a tutti nell’interesse del Paese”.
Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Balboni, che oltre a occupare una posizione nevralgica è anche uno dei Fratelli più vicini alla Sorellona di Chigi, canta la stessa serafica canzone: “Nella vita non c’è nulla che non possa essere modificata. Dunque certo che si possono apportare cambiamenti alla riforma della giustizia. Io accolgo sempre le proposte costruttive” . Il nervosismo degli azzurri di fronte a questo tubare è comprensibile. Il viceministro della Giustizia Sisto è definitivo: “Un ramo del Parlamento ha già scelto il testo. Non c’è una pregressa blindatura ma una precisa scelta dell’aula di non modificare il testo”.
Le toghe sanno perfettamente che la riforma non può essere ritirata. Non perderebbero la faccia solo Tajani, come leader di Fi, e Nordio ma la stessa premier. Però sa anche che intervenire chirurgicamente per eliminare i passaggi più indigesti per le toghe, quelli che ne minano il potere come il sorteggio, sarebbe probabilmente possibile. Per FdI, partito che non ha affatto una tradizione di scontro con la magistratura come Fi e ormai anche la Lega, la tentazione di offrire qualcosa in cambio della pace con la magistratura non può che sussistere. Ma gli ostacoli sono irti e vistosi. Intanto la magistratura non è un partito. Nessuno può garantire a chicchessia che i singoli magistrati non procederanno in base alle loro scelte e la rapidità con la quale è stato costretto alla correzione di rotta Parodi dimostra che molti non sono disponibili a mediazioni interpretate come una resa. Poi avere ragione delle resistenze di Forza Italia non sarebbe uno scherzo neppure per Giorgia.
Il contesto non aiuta. La magistratura non sembra affatto scaldarsi troppo per l’assedio contro il procuratore di Roma Lo Voi. Nessuno, neppure Mi, cioè la sua corrente, ha firmato la pratica a tutela chiesta dal consigliere indipendente Andrea Mirenda. Ma anche se le toghe fossero pronte a sacrificare Lo Voi, per il quale i membri laici di destra del Csm hanno chiesto la cacciata da Roma per incompatibilità ambientale e che i servizi hanno denunciato per il caso Caputi, basterebbero l’eventuale non archiviazione della denuncia contro la premier e i tre alti esponenti del governo sul caso Almasri per riportare la tensione molto oltre il livello di guardia. Figurarsi poi se a procedere contro i medesimi quattro vertici del governo dovesse essere la Cpi. Ma probabilmente basterebbe il braccio di ferro sui trasferimenti in Albania o uno qualsiasi dei possibili incidenti dietro ogni angolo. Insomma, la sospensione delle ostilità non è del tutto impossibile. È solo un po’ meno probabile del prolungamento sino alla terza fase e oltre della tregua a Gaza.











