di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 13 giugno 2024
Il capo dello Stato: l’indipendenza dei giudici è essenziale per un equo processo ma ogni potere è soggetto alla legge. Non lo dice, il capo dello Stato. Ma il pensiero di chi ascolta le sue parole al Quirinale è lì che va: all’Ungheria di Viktor Orban. E quindi, alla vicenda di Ilaria Salis. Per rimarcare l’importanza di una magistratura che sia - e che rimanga - indipendente dal potere politico. “Recenti vicende di alcune democrazie occidentali - suona l’avvertimento di Sergio Mattarella - dimostrano quanto possano essere gravi le conseguenze di una erosione dei pilastri dello Stato di diritto qualora vengano sottratti spazi di indipendenza, ovvero siano influenzate politicamente, le nomine e le carriere dei magistrati”.
Detto in altre parole: le toghe, per il delicatissimo e fondamentale ruolo che ricoprono in una democrazia, non devono subire i condizionamenti della politica. E al tempo stesso, sempre per il loro alto compito, devono garantire “la propria opposizione a qualsiasi atto che possa compromettere l’indipendenza dei singoli giudici, della magistratura e dei consigli di giustizia”. Perché neanche chi giudica può agire al di sopra delle regole, per il “fondamentale e irrinunciabile principio della soggezione del potere, di ogni potere, alla legge”.
Ad ascoltare il capo dello Stato - che parla in veste presidente del Consiglio superiore della magistratura - ci sono il vicepresidente e i consiglieri del Csm, il presidente del Consiglio di Stato, il primo procuratore della Cassazione e i delegati europei dei Paesi aderenti alla rete dei Consigli di giustizia. Ed è a loro che Mattarella torna a indirizzare un monito che il presidente ha fatto suo più volte, rivolgendosi alla magistratura. Ovvero: da una parte, il dovere di tutelarne l’indipendenza dal potere politico (e qui qualcuno ci legge anche un avvertimento al governo al lavoro sulla riforma della giustizia). Dall’altra, però, c’è l’invito a chi indossa la toga ad agire soltanto in base al rispetto della legge: a non sottostare, insomma, alle possibili pressioni, ma neanche a logiche correntizie, di credo politico o di altra natura.
“Alla magistratura - avverte Mattarella - compete la tutela dei diritti e la garanzia di giustizia a essa connessa. Senza questa lo stato di diritto fondato sull’uguaglianza e sulla dignità della persona sarebbe gravemente incrinato”. Per questo ne va “salvaguardata l’indipendenza”, che “allo stesso tempo costituisce una prerogativa di ogni singolo appartenente all’ordine giudiziario e insieme un diritto di ciascun cittadino”. E ancora: “L’indipendenza della magistratura” è “un evento costitutivo dello stato democratico”.
Un requisito che per la corte di Giustizia e per l’Ue “attiene al contenuto essenziale del diritto fondamentale ad un equo processo”. Che non può essere equo, e quindi giusto, se i giudici non sono imparziali e immuni dai condizionamenti politici. Un dovere che essi per primi devono rammentare, pare suggerire in coda Mattarella, che cita la Dichiarazione di Atene della Rete dei consigli di giustizia in cui “si afferma il principio in base al quale “esiste un dovere collettivo per la magistratura europea di dichiarare in modo chiaro e convincente la propria opposizione a qualsiasi atto che possa compromettere l’indipendenza dei singoli giudici”. Toghe (e politica) avvisate.











