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di Irene Famà

La Stampa, 30 maggio 2026

Parla Simone Silvestri, al vertice di Magistratura Democratica: “La priorità? La situazione carceri”. Dopo la vittoria del Sì al referendum costituzionale sulla Giustizia “la magistratura deve responsabilizzarsi e attivarsi per un’autoriforma seria”. Simone Silvestri, neo segretario generale di Magistratura Democratica, storica corrente di sinistra delle toghe, non si abbandona a facili entusiasmi. E invita comunque i colleghi ad un’analisi.

 

Quale la priorità?

“All’interno della magistratura esistono difficoltà legate alle degenerazioni correntizie che ci obbligano ad insistere e attivarci per neutralizzare quei meccanismi”.

 

In concreto cosa si può fare?

“Assumere maggiori responsabilità, scelte più chiare e trasparenti per gli incarichi direttivi e per le altre competenze del Consiglio superiore della magistratura”.

 

Durante la campagna referendaria le correnti sono state descritte come il male assoluto. Avevano ragione i sostenitori del Sì che sostenevano il sorteggio dei membri di un doppio Csm?

“Il sorteggio deresponsabilizzava, non risolveva il problema. Le correnti rendono effettivo il pluralismo tra le toghe e questo è positivo. Non è positivo, invece, quando diventano centri di potere. Quanto più il rappresentante è espressione di una base che lo elegge, quindi di un’elaborazione culturale, tanto più si evitano gestioni personalistiche”.

 

Il Guardasigilli Carlo Nordio nelle scorse settimane ha incontrato magistrati e avvocati per avviare un confronto. Quali i temi principali?

“Dobbiamo chiedere che il servizio giustizia funzioni e che, dove si lamentano ritardi e inefficienze, anche il governo faccia la sua parte”.

 

Su cosa in particolare?

“Mi riferiscono al funzionamento degli strumenti per la digitalizzazione del processo civile e penale, all’organico sia dei magistrati sia del personale del comparso giustizia”.

 

Altro tema centrale sono le carceri. Md ha più volte sottolineato i problemi, a partire dal sovraffollamento. Quale soluzione proponete?

“Il sovraffollamento è un problema ormai cronico, per cui dobbiamo interrogarci sulla funzione della pena detentiva che resta, nonostante tutto, al centro della risposta repressiva al crimine. Ed è tutto collegato. Quando il sovraffollamento raggiunge il 140% tutto diventa più complesso: diventa difficile il lavoro della polizia penitenziaria, che peraltro ha 20mila uomini in meno, diventa difficile gestire i reparti, diventa difficile il trattamento educativo che la Costituzione vorrebbe fosse la priorità rispetto ad altre esigenze”.

 

Il governo ha stanziato fondi per creare nuovi posti...

“Se gli investimenti fossero destinati alle case di comunità e agli alloggi dove poter eseguire una pena domiciliare, se fossero destinati ad aumentare gli organici della magistratura di sorveglianza così che le misure alternative alla detenzione potessero avere un’esecuzione immediata, le cose migliorerebbero. Eppure i nuovi decreti hanno introdotto cinquantacinque nuovi reati e oltre sessanta aggravanti: va da sé che sono aumentati anche gli ingressi in cella”.

 

Lei è giudice a Lucca e i tempi della giustizia li conosce bene. Troppo lunghi?

“Anche qui i tempi della giustizia sono strettamente collegati all’organico. E i recenti provvedimenti che riguardano la stabilizzazione dei funzionari assunti con i fondi del Pnrr hanno segnato una sorta di retromarcia”.

 

Molti dei funzionari verranno stabilizzati. Non è una buona notizia?

“Sono stati formati per l’ufficio del processo e ora verranno assorbiti nell’insieme dei servizi di cancelleria. Invece che aiutare il giudice nella redazione dei provvedimenti, andranno a supplire le carenze degli organici delle cancellerie e questo segna un passo indietro”.

 

Durante la campagna referendaria, le toghe sono riuscite a riacquistare parte della fiducia dei cittadini. Trend destinato a proseguire?

“Come Magistratura democratica siamo intervenuti in più di cinquemila incontro e questo ha creato sicuramente un riavvicinamento del corpo elettorale alla voglia di fare politica. Chi è andato a votare, lo ha fatto convinto che la magistratura rappresenta una garanzia di funzionamento dello stato di diritto e del sistema democratico”.