di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 21 dicembre 2020
Rivendicano l'importanza di tutelare l'immagine della magistratura, chiedono chiarezza sulla candidatura a sindaco e sulle possibili interlocuzioni con esponenti politici del panorama regionale e nazionale. Tornano sull'argomento principe di ogni campagna elettorale, quello sulla linea di confine che separa magistratura e politica, o meglio, la possibilità di candidare una toga nella stessa città in cui ha esercitato funzioni di inquirenti.
Ma proviamo a seguire il ragionamento dei vertici del parlamentino dei magistrati, guidato dal presidente Marcello Amura e dal segretario Marco Puglia, a proposito della posizione di Catello Maresca: "Si avverte il bisogno di esprimere la propria posizione in ordine al battage mediatico alimentato dalle notizie di stampa che riferiscono di una sua possibile candidatura alla carica di sindaco di Napoli e di suoi eventuali contatti con politici, anche di rilevanza nazionale.
Sul tema la giunta ha già espresso al diretto interessato, a mezzo del suo Presidente, ed intende ribadire, anche con il presente comunicato, l'opportunità che il dottor Maresca, a tutela dell'immagine professionale sua e della intera magistratura, provveda in tempi brevissimi a far chiarezza sulla questione e ciò sia in ordine alla decisione di accettare la candidatura che in ordine all'esistenza di interlocuzioni con esponenti politici e o partiti che appoggerebbero o favorirebbero la stessa".
Una posizione che cade all'indomani della decisione dello stesso Maresca di inoltrare una lettera di dimissioni all'Anm (notizia riportata ieri dal quotidiano La Repubblica), in segno di dissenso per le strategie dei vertici della stessa associazione. Nessun commento da parte di Catello Maresca, che non è l'unico magistrato napoletano ad aver spedito una lettera di dimissioni al sindacato. Pochi giorni fa infatti erano stati Dario Raffone, Giuseppe Sassone, Paolo Itri, Michele Caccese, Federica Colucci a spedire una nota di dissenso nei confronti del presidente Anm Giuseppe Santalucia, per la sua apertura alla tesi del professor Francesco Giavazzi sull'opportunità di far gestire i Tribunali ai manager.
Ai cinque magistrati (si tratta di pm e giudici penali), ora si aggiungono le dimissioni di Maresca, in un periodo in cui il nome dell'ex pm anticamorra (sue le indagini nella cattura dei latitanti Iovine e Zagaria) resta al centro del dibattito mediatico.
È di ieri su Il Mattino l'intervento del consigliere del Csm Antonio D'Amato (veterano dell'azione investigativa anticamorra), che sul caso chiarisce un principio di fondo: "Bisogna eliminare zone d'ombra; in linea di principio non trovo giusta la candidatura di un magistrato nel distretto in cui lavora. È un problema di opportunità, in attesa di una legge in grado di disciplinare questo tema (chiaro riferimento al disegno di legge Bonafede)". Ma torniamo al comunicato della Anm distrettuale: "È esigenza prioritaria mettere il mondo della giustizia al riparo anche solo dal sospetto di impropri condizionamenti e indebite influenze, riaffermando con forza i valori di indipendenza ed imparzialità che la Costituzione affida alla magistratura".
Dunque, torna la questione dell'opportunità: "L'Anm, pur rispettando e riconoscendo la legittimità di scelte che non si pongano in conflitto con il regime delle ineleggibilità e delle incompatibilità stabilite dalle normative in materia, si identifica in un modello di magistrato che evita qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine e che, nel territorio dove esercita la funzione giudiziaria, evita di accettare candidature e di assumere incarichi politico-amministrativi negli enti locali.
L'esigenza di trasparenza e chiarezza è resa, peraltro, ancor più impellente ed improcrastinabile dalle recenti vicende che hanno visto il mondo della politica e della magistratura al centro di dilanianti polemiche (chiaro il riferimento al caso Palamara della primavera del 2019), commistioni e contrapposizioni ed a partire dalle quali l'Anm ha avviato un faticoso percorso volto a favorire il recupero di credibilità e affidabilità nella giustizia da parte dei cittadini, compito di cui tutti i magistrati devono sentirsi responsabili, a prescindere dall'essere o meno iscritti all'Anm".
Intanto, sul caso Maresca (e sullo strepito mediatico di questi giorni), il procuratore generale Luigi Riello ha informato il Ministro, il Csm e il procuratore generale della Cassazione, perché valutino eventuali (e non scontati) profili disciplinari.











