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di Tiziano Gualtieri


Il Gazzettino, 17 aprile 2020

 

"Siamo preoccupati per le condizioni di salute di mio papà che si trova in carcere a Tolmezzo ed è risultato positivo al Covid-19". A raccontarlo è il figlio di un detenuto di sessantadue anni, uno dei cinque affetti da Coronavirus e scoperti qualche giorno fa all'interno della casa circondariale carnica di massima sicurezza.

Già a fine marzo l'uomo era stato sottoposto a un tampone che aveva dato esito negativo, poi lo scorso 27 marzo il trasferimento in Carnia da Bologna, dove si trovava recluso perché condannato in primo grado e sottoposto a misura cautelare. Il contagio potrebbe essersi verificato proprio durante il viaggio dall'istituto di pena emiliano, dove si è verificato il primo decesso di un recluso per Covid-19, a quello friulano.

A riferirlo, come riportato in una lettera scritta dalla famiglia, è lo stesso detenuto che sottolinea come nel corso del trasferimento si siano create situazioni di assembramento che potrebbero aver contribuito alla diffusione del virus. Al momento dell'arrivo a Tolmezzo, l'uomo e gli altri sei detenuti sono stati sottoposti nuovamente a tampone, anche in questo caso negativo ma per precauzione posti ugualmente in isolamento. Un secondo test compiuto al termine della quarantena ha rivelato, invece, la positività dei cinque.

"Purtroppo lui ha già delle patologie - prosegue il figlio - è asmatico e fin da piccolo ha avuto problemi ai bronchi", condizioni che fanno temere per la sua salute. Anche perché, già alcuni giorni fa, era stato il detenuto stesso a informare il avvocato e parenti di avere febbre, tosse e dolori articolari. "Non abbiamo molta chiarezza sulle sue condizioni, facciamo fatica ad avere notizie certe. Prima il medico del carcere che è in contatto con il nostro avvocato, ci ha fatto sapere che mio papà risultava essere positivo ma asintomatico. Poi questa mattina (ieri ndr) ci ha dato la conferma che invece ha tutti i sintomi del virus".

Le informazioni contrastanti tra ciò che dichiarava il medico e ciò che affermava il detenuto, hanno contribuito a far aumentare le preoccupazioni dei familiari. A impensierire è anche il fatto che, sempre da quanto viene riferito dalla famiglia, l'uomo sia rinchiuso in compagnia di un altro detenuto, anche lui positivo "con il rischio che entrambi possano aggravarsi. A ciò va aggiunto che condividono l'area esterna con altri due ragazzi".

L'11 aprile scorso l'avvocato dell'uomo ha presentato un'istanza urgente alla Corte di appello di Catanzaro per chiedere la detenzione domiciliare o in ospedale. "Dal carcere - racconta ancora il figlio - ci dicono che il suo trasferimento in ospedale non è necessario, ma io non mi fido più. Per una settimana ci hanno detto che era asintomatico anche se mio papà diceva il contrario.

Ora chi mi assicura che, viste le patologie di cui soffre, sia sottoposto alle giuste cure? Per questo chiediamo possa essere trasferito più vicino a casa dove potremmo controllare meglio le sue condizioni". "Gli avvocati hanno tutti gli strumenti per chiedere notizie - fa sapere Irene Iannucci, direttrice della Casa Circondariale di Tolmezzo - li invito a scrivere, o anche a telefonare, alla direzione del carcere che sicuramente risponderà".

Nei giorni scorsi, intanto, un'altra istanza di revoca della misura cautelare in carcere sarebbe stata inoltrata per un detenuto, affetto da patologie tumorali, risultato positivo al Covid-19 e anch'esso trasferito da Bologna a Tolmezzo. Martedì è giunta la risposta negativa alla richiesta, con il giudice che ha stabilito come l'uomo possa rimanere in cella in attesa del giudizio definitivo.