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di Giuseppe Legato

La Stampa, 24 giugno 2022

I giudici del Tar accolgono in via cautelare il ricorso di Alberotanza: il Dap gli aveva revocato incarico, alloggio e indennità di ruolo. Ex comandante o comandante del carcere di Torino?

La domanda è d’attualità alla luce della recente sentenza della prima sezione del Tar Piemonte (18 maggio scorso) che ha congelato tutte le sanzioni disciplinari adottate dal Dap (dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) nei confronti del graduato Giovanni Battista Alberotanza in seguito all’inchiesta che lo vede imputato per favoreggiamento delle presunte torture avvenute all’interno del penitenziario tra il 2017 e il 2019. Quali?

Revoca della qualifica di responsabile del nucleo della polizia penitenziaria della casa circondariale Lorusso e Cutugno, dell’alloggio di servizio di cui aveva diritto per effetto del ruolo gerarchico, di una serie di benefici tra cui l’indennità di trasferta. Tutto in stand-by perché il ricorso (“per l’annullamento di ogni atto presupposto, collegato e conseguenziale a quelli sopra elencati”) promosso dal dirigente è stato accolto nella declinazione cautelare (sospensiva) in attesa di discutere del merito.

Una decisione che non mancherà di far discutere e che segue alla notizia che almeno due agenti imputati materialmente per le presunte condotte di tortura sono rientrati nello stesso padiglione in cui sarebbero avvenuti i fatti contestati dall’accusa, I provvedimenti erano stati presi dalle istituzioni decentrate del Dap, quindi dal provveditore regionale di Piemonte, Liguria e valle d’Aosta e affondano le radici nell’inchiesta del pm Francesco Pelosi sulle presunte vessazioni e violenze subite da una decina di detenuti della sezione “Sex offenders” del Padiglione C. Il processo è in corso e ieri è stato il turno dell’interrogatorio proprio di Alberotanza. Che intanto ha anche incassato dai giudici amministrativi la sospensione di efficacia del provvedimento del direttore generale del personale del Dap con cui gli veniva conferito l’incarico provvisorio di comandante del nucleo traduzioni del carcere di Alessandria. Una diminutio nell’ottica della carriera.

Ieri, in aula, nel troncone del processo che si sta celebrando con rito abbreviato (l’ordinario è stato fissato a luglio 2023) Alberotanza si è sottoposto a esame rispondendo alle domande del magistrato, del suo difensore (Antonio Genovese) e delle parti civili tra cui il garante dei detenuti. “Ha ribadito la sua totale estraneità ai fatti” spiega il suo legale.

“Ho ricevuto soltanto una segnalazione del direttore sul detenuto S.D. in cui mi si faceva presente che un’educatrice del carcere avrebbe riferito che l’uomo era stato fatto rimanere per un determinato periodo di tempo faccia al muro. Ho verificato che quanto riferito era incompatibile con gli orari delle giornaliere attività del carcere e quando il detenuto è stato sentito da un ispettore ho partecipato soltanto a una parte dell’audizione: quando sono arrivato il verbale era già parzialmente compilato”.

Ancora: “Sono stato io nel 2017 a chiedere al direttore del penitenziario l’installazione di telecamere nell’istituto sulla scorta di quanto avvenuto già in altre strutture come Sassari ad esempio. La mia voce - ha aggiunto in sintesi - è rimasta inascoltata e quegli strumenti avrebbero potuto rivelarsi utili anche per le questioni di odierno confronto”.