di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 15 giugno 2025
Metti un venerdì mattina nel campo di calcio dell’Istituto penale minorile di Torino “Ferrante Aporti” un torneo tra magistrati, avvocati, allievi del Liceo Valsalice e giovani ristretti. Ecco cosa si intende quando parliamo di carcere che incontra la città, di buone prassi che incentivano l’incontro e lo scambio fra liberi e reclusi per abbattere i pregiudizi e fare in modo che l’art. 27 della Costituzione “…le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Se poi il torneo - alla seconda edizione dato il successo di quello dello scorso anno - è dedicato alla memoria di don Domenico (Meco) Ricca, salesiano per 40 anni cappellano del “Ferrante” scomparso lo scorso anno, fermamente convinto dei benefici per i ragazzi reclusi di aprire le porte del carcere alla società civile, allora gli ingredienti per una giornata speciale ci sono tutti.
Ed è stato così il 2° Memorial “Don Mecu”, promosso dalla sezione di Torino dell’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) che - nella convinzione che lo sport possa essere occasione di riscatto, crescita e speranza - ha anche raccolto i fondi per acquistare magliette e scarpe per i ragazzi del “Ferrante” che sono scesi in campo orgogliosi nella loro divisa bianca accompagnati dal direttore dell’Ipm Giuseppe Carro, dagli educatori, dagli agenti e dal cappellano, il salesiano don Silvano Oni.
E non importa se vince il torneo la squadra dei giovani avvocati - tra i tifosi anche la presidente dell’Ordine Simona Grabbi, che ha rinnovato l’impegno degli avvocati a sostenere iniziative di aggregazione nelle carceri. Quello che conta è che i liceali, accompagnati dai loro insegnanti e dal direttore don Alessandro Borsello, abbiano giocato nel rispetto delle regole con i loro coetanei reclusi, con i magistrati e gli avvocati fuori dalle aule del tribunale o delle sale colloqui, divertendosi insieme al di là dei ruoli.
Al termine la consegna delle coppe, la foto di gruppo e il rinfresco offerto dall’associazione di volontari “Aporti Aperte” che opera al “Ferrante” ha reso per una volta meno amaro il ritorno in cella. E per i liceali di Valsalice l’occasione di riflettere su come “essere nati nella culla giusta”, come diceva don Ricca, non è così scontato.











