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di Massimiliano Peggio

La Stampa, 26 gennaio 2025

La dignità in carcere tra i temi dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il procuratore generale di Torino cita la protesta approdata in Cassazione. La dignità in carcere e i progetti mai attuati. Il procuratore generale Lucia Musti, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario, dopo le proteste dei magistrati contro la riforma che prevede la separazione delle carriere delle toghe, ha dedicato un passaggio alla battaglia ingaggiata da un detenuto del carcere di Quarto per ottenere la realizzazione di una “stanza dell’amore”. Un luogo riservato per i colloqui in intimità con moglie e compagne, senza la sorveglianza degli agenti.

La Corte Costituzionale - “A proposito di dignità - ha detto il procuratore generale - occorre dare attuazione al diritto riconosciuto recentemente dalla Corte costituzionale all’affettività dei detenuti. Segnalo la recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione che, in accoglimento di un ricorso di un detenuto di Asti, ha annullato l’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Torino e rinviato per nuovo giudizio”. Nell’ordinanza impugnata dal detenuto, il giudice di sorveglianza aveva accolto le giustificazioni del carcere, sull’impossibilità di realizzare uno spazio per colloqui di intimità, e respinto la sua protesta. Di fatto il carcerato si era appellato al giudice per obbligare la direzione della casa di reclusione a fare il possibile per creare un locale adeguato agli incontri affettivi. Il giudice aveva ritenuto che il suo appello non fosse sorretto da un diritto ma costituisse solo un’aspettativa.

“La Cassazione, richiamando il contenuto della suddetta sentenza della Corte costituzionale - aggiunge Lucia Musti - ha in buona sostanza ritenuto che la richiesta di intimità con la moglie non è una mera aspettativa, ma un vero e proprio diritto, tranne nel caso che sussistano ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine.

La questione degli organici - Organici carenti e difficoltà di gestione degli uffici giudiziari sono stati i temi toccati dal presidente della Corte d’Appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti. Mancano cancellieri, addetti agli sportelli, magistrati. Per tamponare le emergenze si fa ricorso “agli aiuti infradistrettuali”, cioè personale che si sposta da un tribunale all’altro per garantire la funzionalità degli uffici in sofferenza.

Asti non è maglia nera nel panorama piemontese ma come gli altri tribunali si trova a navigare a vista. “Il tribunale di Ivrea Asti Verbania Alessandria che hanno scoperture negli organici del personale di oltre il 50%”, sottolinea Edoardo Barelli Innocenti. E aggiunge: “Da un anno i tribunali di Cuneo Asti e Alessandria sono senza autisti, ma siamo in attesa dell’esito di un concorso la cui conclusione era stata promessa già due anni fa”.

La burocrazia - Ma al di là degli autisti, la macchina dell’intero sistema giudiziario sembra in grave difficoltà, ingolfata dall’eccessiva burocrazia. “Gli spostamenti di personale anche nella stessa città tra ufficio e l’altro - spiega il presidente della Corte d’appello - sono divenuti minuti molto più complicati per non dire farraginosi mentre avremmo bisogno di molta più flessibilità e procedure più agili”. Il tribunale di Asti, come del resto Ivrea e Alessandria, può funzionare grazie all’apporto degli addetti all’ufficio per il processo. “In gran parte - ricorda Barelli Innocenti - giovani neolaureati che aiutano i giudici nel lavoro quotidiano e che però sono assunti a tempo determinato e non dovrebbero svolgere compiti di cancelleria se non in misura parziale. Purtroppo non è così”.