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di Marina Lomunno


La Voce e il Tempo, 6 novembre 2020

 

C'è tempo fino al 30 novembre - in sintonia con quanto stabilito da Papa Francesco che, a causa della pandemia Covid-19 per evitare assembramenti nei cimiteri, ha prorogato per tutto il mese di novembre le indulgenze plenarie per i fedeli defunti che si ottengono visitando i cimiteri - per portare un fi ore "speciale" sulle tombe nei nostri cari.

Si tratta dei crisantemi coltivati nel vivaio del carcere torinese "Lorusso e Cutugno": acquistandoli si può contribuite a sostenere un progetto di riscatto per i ristretti della Casa Circondariale delle Vallette curato dalla cooperativa Ecosol che gestisce "Terra e Aria Vivaio di Orizzonti" all'interno del penitenziario. "In occasione del 2 novembre e per tutto il mese" spiega Valentina De Luca, responsabile del progetto, nato grazie all'esperienza della cooperativa Ecosol scs e la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus impegnata nella formazione professionale all'interno degli Istituti Penitenziari del Piemonte, "vendiamo i fiori coltivati dietro i cancelli del 'Lorusso e Cutugno.

Si tratta di vasi (21 cm. di diametro) di crisantemi gialli, bianchi, arancio, porpora e rosa coltivati da un gruppo di detenuti che seguono un corso di formazione coltivando all'interno del carcere piante da appartamento o da esterni, adatte a tutte le esigenze. In occasione della Commemorazione dei defunti abbiamo avuto numerose richieste ma ci sono ancora molte piante disponibili per chi non si è ancora recato alla tomba dei propri cari".

I vasi costano 5 euro ciascuno: si possono prenotare inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o un messaggio al 320.6953243. Le consegne si effettuano a domicilio aggiungendo due euro oppure ai cancelli dell'Istituto penitenziario concordando preventivamente giorno e orario.

Ma nel vivaio del carcere torinese non si coltivano solo crisantemi: il percorso formativo a cui partecipano gruppi di 20 detenuti seguiti da 6 insegnanti della Casa di carità Arti e Mestieri, coordinati dagli operatori della Ecosol, prevede lavori di giardinaggio nel vivaio interno al carcere presente dagli anni 70 e fatto rinascere qualche anno fa dalla cooperativa che ha messo a punto un percorso di avviamento al lavoro per i ristretti con un valore sociale e terapeutico.

"I reclusi che partecipano al progetto che prevede 200 ore di stage" prosegue Valentina De Luca "imparano il mestiere di giardiniere, vivaista e della riproduzione e coltivazione di piante che può poi, una volta scontata la pena, diventare un'occupazione anche già durante il periodo di detenzione tramite le misure alternative previste dall'articolo 21.

Alcuni ex detenuti sono stati assunti dalla nostra cooperativa e tutti, durante lo stage fanno un'esperienza di lavoro completa: spesso veniamo chiamati ad allestire le decorazioni floreali per diverse fi ere e convegni cittadini, un'occasione che permette ai ristretti di uscire dal carcere con un permesso speciale per misurarsi professionalmente in un "lavoro vero", non solo nel vivaio o nella serra interna al penitenziario".

La responsabile del progetto informa che da 4 anni nel vivaio allestito nel blocco C, vicino alla caffetteria del penitenziario, si coltiva lo zafferano e il luppolo, produzioni a cui hanno preso parte anche alcune detenute. Acquistare le piante prodotte nel vivaio del carcere torinese contribuisce a finanziare i corsi per i detenuti e soprattutto a dare una speranza di occupazione a fine pena per chi desidera reinserirsi nella società "all'onore del mondo": un fiore in questo caso può davvero cambiare una vita. Per saperne di più www.terraearia.org.