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di Massimo Massenzio e Stefano Lorenzetti

Corriere della Sera, 13 agosto 2023

Nordio vuole un tavolo il 21 settembre: dirigenti, garanti e politici dovranno arrivarci con un piano. Due suicidi nel Lorusso Cotugno venerdì, ieri la reazione del governo: l’arrivo del ministro Nordio nel carcere di Torino. Lo sbarco del guardasigilli ha provocato reazioni diverse del mondo politico e la contestazione dai padiglioni. La visita, poi la riunione con la direttrice Elena Lombardi Vallauri, i garanti dei detenuti, Bruno Mellano e Monica Gallo, il referente dell’Asl per la sanità penitenziaria Roberto Testi e la vicesindaca Michela Favaro. Il ministro ha annunciato la convocazione, per il 21 settembre, di un tavolo tecnico con rappresentanti di Comune, Regione, garanti, amministrazione penitenziaria ed enti locali per tentare di risolvere i problemi della casa circondariale torinese. Per quel giorno si aspetta proposte realizzabili, soluzioni

Per qualcuno è stata solo una “inutile passerella”, per altri la dimostrazione di “volontà di risolvere i problemi del carcere più complesso d’italia”. La visita del ministro della Giustizia Carlo Nordio, arrivato ieri mattina al Lorusso e Cutugno dopo la morte di due detenute nella giornata di venerdì ha diviso le opinioni dei presenti e, soprattutto, degli assenti.

Il Ministro si è presentato alle Vallette alle 11.30, ricevuto, fra gli altri, dalla direttrice Elena Lombardi Vallauri, dai garanti dei detenuti, Bruno Mellano e Monica Gallo, assieme alla vicesindaca di Torino Michela Favaro. La riunione si è svolta negli uffici della direzione e subito, dai padiglioni, è partita una rumorosa contestazione da parte dei detenuti. Con fischi, battitura delle stoviglie sulle sbarre e il grido: “Libertà, Libertà”.

Nel corso della discussione il ministro ha annunciato la convocazione, per il 21 settembre, di un tavolo tecnico con rappresentanti di Comune, Regione, garanti, amministrazione penitenziaria ed enti locali per tentare di risolvere gli annosi problemi della casa circondariale torinese. Una data da annotare con il “circoletto rosso” sul calendario in modo da arrivare con proposte concrete e magari progetti già avviati.

Dal canto suo Nordio ha precisato che quella di ieri non è stata affatto un’ispezione, ma un gesto di vicinanza in un momento di dolore: “Vicinanza a chi è stato colpito, ma anche a chi opera nella struttura, dalla direzione alla polizia penitenziaria, che soffre di gravi carenze di organico - ha precisato -. Abbiamo ascoltato molte proposte e, compatibilmente alle risorse che abbiamo, pensiamo alla detenzione differenziata tra i detenuti molti pericolosi, ad esempio i reclusi al 41bis, e quelli di modesta pericolosità sociale: ci può essere una situazione intermedia con l’utilizzo di caserme che sono state dismesse e hanno spazi che consentono il lavoro all’aperto e l’attività sportiva”. Sulle tragiche morti di Susan John e Azzurra Campari non è entrato nello specifico: “Ci sarà un’inchiesta della magistratura, che è autonoma e sovrana, purtroppo i suicidi sono imprevedibili. Lo Stato non lascia solo nessuno”.

La vicesindaca Favaro ha presentato un progetto del Comune per migliorare le condizioni dei giovani adulti e delle donne detenute in carcere: “Serve una maggiore attenzione alla popolazione femminile del carcere, penso sarebbe utile fare un focus specifico sulle donne, così come è stato fatto per i giovani, per capire come vivono il carcere e dare risposte adeguate”. Il garante regionale Mellano ha invece proposto la semplificazione dei circuiti carcerari: “Spostare, magari a Saluzzo e Asti, 50 detenuti di alta sicurezza e 20 collaboratori di giustizia permetterebbe una migliore gestione degli spazi”. Monica Gallo, garante della Città di Torino, si invece concentrata sul rischio emulazione dei suicidi: “In carcere è altissimo: bisogna garantire un presidio sanitario 24 ore su 24 nella sezione femminile e attivare i punti di ascolto”.

Decisamente critica, invece, la posizione del sindacato di polizia penitenziaria Osapp: “La visione del ministro della giustizia Nordio e lontana dalla realtà penitenziaria attuale e difetta del tutto da qualsiasi concreto punto di vista - ha affermato il segretario generale Leo Beneduci -. L’accenno alla polizia penitenziaria che, abbandonata a se stessa, continua a mandare avanti il baraccone penitenziario con il 20% di organico in meno e il 30% dei detenuti in più è stato assolutamente vago”.

Il pensiero di monsignor Roberto Repole, infine, è andato a Susan e Azzurra: “Ancora una volta due nostre sorelle non hanno trovato nessuna speranza di libertà a cui aggrapparsi. Non possiamo abituarci al dolore, in un Paese civile, nessuno dietro le sbarre deve sentirsi condannato a morte”.