di Nicolò Fagone La Zita
Corriere di Torino, 19 agosto 2026
Il sindaco Lo Russo visita l’istituto di pena torinese: “Il sovraffollamento non consente la riabilitazione”. “Serve meno retorica e più azione, il carcere di Torino oggi è inadeguato”. È questo il messaggio di Stefano Lo Russo dopo la visita avvenuta ieri pomeriggio alla casa circondariale Lorusso e Cutugno. Il sindaco è entrato nel carcere delle Vallette intorno alle 15, a poche ore di distanza dalla visita effettuata dai Radicali, che avevano già denunciato una situazione segnata dal sovraffollamento, dalla carenza di personale e dalla presenza di moltissimi detenuti con gravi fragilità, arrivando persino a parlare di “lager”.
“Credo sia doveroso venire a vedere la situazione del carcere, anche per portare solidarietà e vicinanza a detenuti e forze dell’ordine - ha spiegato il primo cittadino -. La politica spesso dimentica questi luoghi, mentre invece essere fisicamente presenti è doveroso e utile. Il carcere torinese è inadeguato dal punto di vista dimensionale al numero dei detenuti, inoltre la gestione risulta complessa perché entrano persone che si sono macchiate di tanti tipi di reati diversi”. Il problema, secondo Lo Russo, non è soltanto quello delle condizioni materiali, ma riguarda la possibilità stessa di realizzare la funzione per cui il carcere dovrebbe esistere. “La missione dovrebbe essere la riabilitazione, invece il sovraffollamento rende l’attività di reinserimento quasi impossibile”.
E qui il ragionamento del sindaco si sposta fuori dalle mura dell’istituto: “Eppure il carcere è una componente della sicurezza urbana, chi esce non deve più compiere delitti, ma senza riabilitazione si favoriscono ulteriori attività criminali”. Il rischio, così, è quello di un circuito che si autoalimenta seguendo una scia negativa. Per questo, secondo il sindaco, intervenire sui percorsi di reinserimento significherebbe migliorare anche la sicurezza delle città. “Il Comune può fare poco, cerchiamo di sostenere le attività per provare a riabilitare soprattutto i più giovani. Su di loro si deve necessariamente fare un ragionamento”. La responsabilità principale, però, viene attribuita al governo, colpevole di “non investire”.
E se continuerà così, “la tanto sbandierata sicurezza mancherà sempre di un pezzo”, insiste il sindaco. E tra le questioni più delicate Lo Russo indica quella delle dipendenze, “soprattutto crack. Oggi non c’è una reale presa in carico di questi detenuti, parliamo di fenomenologie non gestite”. Senza dimenticare il sovraffollamento: “Servono nuovi spazi detentivi, oggi ci sono almeno 400 persone in più rispetto alla capacità massima”. E il flusso in entrata rende ancora più difficile la gestione: “Ne arrivano circa 200 al mese, e così è impossibile separarli in base al reato”. Una situazione che produce, secondo il sindaco, anche un problema di sicurezza interna. “Si creano condizioni detentive inadatte ai reati compiuti, con i più giovani che spesso si trovano in cella con criminali dalla lunga fedina penale”.
Il problema si riversa anche su chi lavora dentro il carcere, ovvero la polizia penitenziaria, con “gravi difficoltà di gestione”. Lo Russo prova anche a indicare la strada verso nuovi modelli: “Le carceri che funzionano sono quelle come Bollate, un istituto sperimentale su cui è stato fatto un investimento e che si presenta come uno strumento di sicurezza, formazione e reinserimento”. Tuttavia, “il governo non sembra andare verso questa direzione”. Da qui l’appello finale: “Serve una presa di coscienza, non basta la retorica sulla sicurezza. Servono spazi, percorsi individuali, la presa in carico delle fragilità e investimenti sulla riabilitazione”.










