di Giuseppe Legato
La Stampa, 12 febbraio 2022
Sequestrate cartelle cliniche degli ultimi 4 anni. La magistratura ha deciso di verificare tutti i passaggi dei detenuti del "reparto della vergogna" chiuso per le condizioni umilianti in cui venivano tenuti i prigionieri. L'inchiesta sui presunti maltrattamenti avvenuti nel reparto psichiatrico del carcere di Torino Lorusso e Cutugno, conosciuto dagli addetti ai lavori come Sestante, fa un passo avanti ma andando all'indietro nel tempo. Nei giorni scorsi i carabinieri del Nas hanno acquisito numerosi documenti sui detenuti transitati dal reparto "della vergogna". Identità, matricole, provvedimenti di assegnazione alla struttura, motivi, questioni relative alla loro salute mentale, diagnosi.
Questo viaggio nel passato è stato giudicato necessario dai magistrati per fare chiarezza su eventuali condotte di maltrattamenti che potrebbero essere avvenute anche in periodi diversi dall'ultimo e cioè ben prima di novembre 2021, quando l'allora capo del Dap Bernardo Petralia decise d'imperio la chiusura del Sestante dopo aver accelerato sui lavori di ristrutturazione totale del reparto carcerario. Il 23 novembre fu siglato il contratto con la ditta aggiudicataria dell'appalto e contestualmente era intervenuta la durissima presa di posizione del garante nazionale dei detenuti Mauro Palma. Un attacco frontale "all'inerzia finora riscontrata nonostante i numerosi solleciti rispetto al tema della dignità di chi ha bisogno di cura".
L'ultima visita al Sestante di Torino datata giugno aveva "confermato le condizioni immutate in una considerevole parte del reparto". Da quel giorno, sempre su richiesta di Petralia, la provveditrice regionale del Dap, Rita Russo, avocò a sé "tutte le dinamiche e le scelte in materia sanitaria sulle carceri piemontesi chiaramente in un'ottica torinocentrica".
L'inchiesta della procura è al momento contro ignoti, ipotizza i reati di maltrattamenti, ed è affidata ai pm Gianfranco Colace e Chiara Canepa coordinati dall'aggiunto Vincenzo Pacileo. Sulle condizioni a quanto pare "inumane a degradanti" nelle quali versavano fino a pochi mesi fa i detenuti rinchiusi al Sestante era intervenuta anche Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, associazione che si occupa del mondo carcerario.
In una relazione a seguito di un'ispezione aveva scritto: "Al Sestante si trovano circa venti celle, dieci su ogni lato del corridoio. In ciascuna è reclusa una singola persona detenuta. La cella è piccola, sporca, quasi completamente vuota. Al centro vi è un letto in metallo scrostato e attaccato al pavimento con i chiodi. Sopra è buttato un materasso fetido, a volte con qualche coperta e a volte no. Qualcuno, ma non tutti, ha un piccolo cuscino di gommapiuma. Non vi è una sedia né un tavolino. Solo un piccolo cilindro che sembra di pietra dove ci si può sedere in posizione scomodissima. L'intera giornata viene trascorsa chiusi là dentro, senza nulla da fare e nessuno con cui parlare. Unico altro arredo, un orrendo bagno alla turca posizionato vicino alle sbarre, di fronte agli occhi di chiunque passi per il corridoio".









