di Nicolò Fagone La Zita
Corriere Torino, 21 settembre 2026
“Diritti fondamentali non garantiti”. Una “lista d’attesa” per entrare in carcere quando i posti non bastano e le condizioni di detenzione non garantiscono i diritti fondamentali. È la proposta rilanciata dalla Camera Penale del Piemonte e della Valle d’Aosta, alla vigilia del 22 settembre, quando la Corte costituzionale discuterà la questione sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze sulla possibilità di differire la pena se la detenzione comporta condizioni contrarie al senso di umanità. “Oggi le norme prevedono il rinvio facoltativo, ma solo in casi espressamente contemplati”, ha spiegato Roberto Capra, presidente della Camera Penale.
“Questo strumento dovrebbe invece essere allargato e applicato anche quando la struttura penitenziaria è chiaramente inadeguata”. Nella prospettiva dei penalisti non si tratta di cancellare una condanna, ma di rinviarla in attesa che possa essere scontata in modalità compatibili con i diritti della persona. La Corte Costituzionale aveva già affrontato il tema nel 2013 (sentenza 279), quando il sovraffollamento iniziava a violare il principio di umanità della pena (Articolo 27). Tuttavia la Consulta dichiarò la questione “inammissibile”. Stabilì che non spettava ai giudici, ma al Parlamento, varare riforme sistemiche.
La Corte lanciò comunque un durissimo monito al legislatore, accertando lo stato d’illegalità e imponendo interventi urgenti. Ma la situazione, a distanza di 13 anni, risulta ulteriormente peggiorata, come dimostra il contesto del Lorusso e Cutugno. L’istituto torinese ha una capienza di 1119 posti, ma oggi ospita 1556 detenuti. “In nessuna struttura si aggiungono persone se lo spazio è insufficiente - osserva l’avvocato Maurizio Basile - il numero chiuso deve valere anche per le carceri”. Alle condizioni di sovraffollamento si aggiungono le denunce dell’osapp. Il sindacato parla di “allarme totale”, tra problemi igienici e tensione crescente. “Siamo alla deriva, non c’è più spazio e gli odori sono ormai nauseabondi”, ha dichiarato il segretario generale Leo Beneduci, chiedendo “ispezioni immediate”.
L’osapp aggiunge che dall’inizio dell’anno si sono già registrate circa 60 aggressioni e denuncia carenze di lenzuola e arredi essenziali. Per questo si chiedono verifiche dirette su igiene, sicurezza, infestazioni e spazi disponibili. “Non possiamo aspettare che accada qualcosa di grave prima che qualcuno decida di intervenire”, è l’appello di Beneduci. Nel frattempo i penalisti hanno annunciato una nuova astensione dalle udienze dal 23 al 29 settembre. La mobilitazione si colloca dunque tra due date: il 22 settembre l’udienza della Consulta e, dal giorno successivo, lo sciopero. Il tema è lo stesso: che cosa accade quando l’esecuzione di una pena entra in conflitto con le condizioni concrete della detenzione.









