sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marina Lomunno

La Voce e il Tempo, 11 luglio 2025

Tre detenuti adulti sono stati battezzati dall’Arcivescovo card. Roberto Repole sabato 5 luglio nel carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino. Originari della Nigeria, 28 anni, 32 e 38 anni, i tre giovani grazie all’incontro con i cappellani e alla partecipazione alla Messa settimanale, hanno maturato il desiderio “di riprendere un percorso di fede iniziato due anni fa”. Il tempo della pena, sebbene vissuto in contesti come le nostre carceri non adeguati alla rieducazione, in molti casi è l’occasione per rientrare in sé stessi e ricominciare percorsi mai finiti. Così è accaduto per tre ristretti al “Lorusso e Cutugno” che hanno ricevuto il sacramento del battesimo lo scorso sabato, durante una celebrazione presieduta nella cappella del penitenziario torinese dall’Arcivescovo card. Roberto Repole.

Originari della Nigeria, 28 anni, 32 e 38 anni, i tre giovani che hanno appreso i rudimenti della fede cristiana nel loro Paese prima di emigrare in Italia e finire impigliati nella rete dell’illegalità, nel silenzio assordante delle loro celle, grazie all’incontro con i cappellani e alla partecipazione alla Messa settimanale, hanno maturato il desiderio “di riprendere un percorso di fede iniziato due anni fa”.

Così racconta suor Alessandra Pulina, missionaria della Consolata, volontaria del Centro d’ascolto Caritas le “Due Tuniche in carcere che ha affiancato i cappellani nella preparazione dei tre catecumeni ogni settimana. “La celebrazione del Battesimo è stata il coronamento di un cammino alla scoperta del grande dono che il Signore ha operato in questi fratelli che hanno desiderato fortemente - come ha sottolineato l’Arcivescovo - marcare la loro vita con il sacramento che ‘segna una svolta, un passaggio di non ritorno, una rinascita’”. Un cambio di passo, un’inversione di marcia percepito nella commozione che ha caratterizzato tutta la celebrazione a cui è seguito un momento di festa autorizzato dalla direzione.

Commossi i catechisti che hanno fatto da padrini e madrine ai tre battezzandi, commossi i compagni di sezione che hanno voluto partecipare alla Messa e che hanno seguito con attenzione tutti i segni della celebrazione - dalla consegna della luce alla veste bianca all’unzione con il crisma. Commossi anche gli agenti presenti.

“Molto toccanti le parole del cardinale che hanno sottolineato come con il battesimo si volta pagina e per un detenuto è questo sacramento è ancora più significativo perché è come un passaggio verso la vera libertà” prosegue suor Alessandra “‘da oggi non siete più quelli di prima, oggi rinascete a nuova vita’ ha detto l’Arcivescovo spiegando il significato del sacramento e tutti hanno capito che stava accadendo qualcosa di speciale a questi tre fratelli”. Suor Alessandra ricorda come durante gli incontri di catechesi le domande dei tre catecumeni fossero numerose e profonde e come, man mano che il percorso proseguiva, il confronto con il Vangelo suscitasse nuovi interrogativi tanto che per facilitare la comprensione ad un certo punto la catechista e i tre ristretti hanno iniziato a parlare in inglese lingua ufficiale della Nigeria.

“Per me oltre a creare un clima di fraternità che si consolidava di settimana in settimana è stata un’esperienza che mi ha rafforzato nella fede” ammette suor Pulina “perché parlare di Dio, di cosa è Dio per te, che cosa significa vivere la vita con fede ti mette a nudo e ti fa riflettere su cosa per te catechista significa essere figlia di Dio, su quando la Parola accompagna e dirige la tua vita. E certamente per come abbiamo vissuto questo tempo di grazia quando i tre giovani saranno in libertà faranno tesoro di questo cammino e la loro vita non sarà più quella di prima”. “Solo Dio può giudicarmi” è la frase che uno di loro ha tatuato sul corpo e che da sabato significa “Signore solo tu sei la mia salvezza”. Anche dietro le sbarre.