di Roberto Tricarico*
La Stampa, 11 agosto 2025
Caro sindaco Lo Russo, ieri La Stampa ha raccontato ancora di un lenzuolo bianco. Triste strumento del cinquantatreesimo suicidio nelle carceri italiane, il secondo a Torino nel 2025. Un detenuto di 45 anni ha prelevato dal suo letto quel lenzuolo, è entrato nel bagno e si è tolto la vita. Più voci, compresa la tua, da sempre denunciano il sovraffollamento del carcere Lorusso e Cotugno. Una struttura che scoppia, non certo di salute. La Garante dei Detenuti del Comune, Monica Gallo, ha parlato di situazione “gravissima”. Sono d’accordo. Il carcere delle Vallette è parte della città e a noi tutti spetta il compito di prendersene cura, sindaco in primis.
Conosco e conosciamo la tua sensibilità, sin da quando, da colleghi nel Consiglio comunale del Pd, organizzammo a Palazzo Civico un convegno su questo tema. Forte di questo legame, mi permetto di scriverti per chiederti di aprire una discussione, la più ampia possibile, sul futuro del carcere in città. A partire dal prossimo Garante. È una nomina che spetta al tuo ufficio, anche se per la funzione di garanzia che deve esprimere, sarebbe stato più opportuno che fosse prerogativa del Consiglio comunale. Il nuovo Garante non deve certo rispondere a orientamenti dell’esecutivo o di partito. Sarebbe un errore. Quello che hanno commesso Riva Vercellotti e Roberto Ravello, accusando Bruno Mellano “di scarsa attenzione per le altre figure che lavorano in carcere”.
In sostanza la critica è quella di aver fatto il proprio dovere “solo” a difesa dei detenuti. Bene ha fatto quindi la Società della Ragione a lanciare l’appello, già sottoscritto da più di 250 persone e associazioni per sostenere che “Mellano sia la scelta migliore per succedere a Monica Gallo. Per equilibrio, tenacia, competenza e rigore è il candidato giusto come Garante dei detenuti di Torino”. Lo sanno bene le tre elette di Avs in Regione (Ravinale, Cera, Marro), il Pd con il suo segretario Domenico Rossi, i radicali e tante forze politiche, anche della maggioranza di Palazzo Lascaris. Anch’io ho sottoscritto l’appello. Quando, più di trent’anni fa, nacque l’ufficio del Garante, Luigi Manconi ne spiegava il valore. Una voce per la tutela dei diritti degli “ultimi” e per il rispetto dell’articolo 27 della Costituzione. Per porre al centro del senso della pena il reinserimento sociale. Obiettivo invece sconosciuto al nuovo governo.
Per questo occorrono energie per dare speranza, facendo leva su tutta la nostra capacità di resistenza. Torino è la città di Gobetti e in anni torbidi bisogna raccogliere il suo invito all’intransigenza. S’indichi quindi una figura che per coerenza e rigore sappia rappresentare questa sfida. Per questo, caro sindaco, ti chiedo di fare la scelta giusta.
*Assessore al Comune di Torino 2001-2011











