sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marina Lomunno

vocetempo.it, 13 giugno 2025

Martedì 10 giugno a Palazzo Barolo un convegno promosso dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, legata alla diocesi torinese, ha affrontato il tema “Tras-Formare la Pena, formazione per la rieducazione e il reinserimento lavorativo”. La testimonianza di un ex detenuto avviato al lavoro. Atef, 48 anni tunisino, è un esempio di come la formazione professionale sia indispensabile per la rieducazione e il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti. Atef, avviato al lavoro in un’impresa di pulizie, grazie ad un corso di formazione professionale erogato dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri nella Casa Circondariale di Biella, ha raccontato la sua storia di “ritorno” alla vita (ora è assunto con contratto a tempo indeterminato) martedì 10 giugno a Palazzo Barolo, durante il convegno promosso dalla Fondazione, ente di formazione professionale legato alla Diocesi di Torino, sul tema “Tras Formare la Pena, formazione per la rieducazione e il reinserimento lavorativo”.

Una mattinata di confronto ad alto livello nazionale e locale con tutti gli attori - tra cui Regione e Comune, presente il vicesindaco Michela Favaro, Amministrazione penitenziaria, Ministero del Lavoro e Politiche sociali, Cnel, Compagnia di San Paolo, che finanzia alcuni progetti di reinserimento nelle carceri del Piemonte, imprese tra cui Comau che collabora con la Casa di Carità al progetto “Dimittendi” del Comune di Torino per favorire con l’inserimento al lavoro i reclusi a fine pena. E poi i direttori della Casa circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” Elena Lombardi Vallauri e del penitenziario di Cuneo Domenico Minervini.

La relazione introduttiva è stata affidata a Italo Fiorin della scuola di Alta formazione dell’Università Lumsa di Roma che ha richiamato al bisogno di avviare in carcere processi “di umanizzazione, dare spazio ai sogni di vita nuova”. Dal 1974 la Casa di Carità è presente nei penitenziari piemontesi con percorsi di formazione professionale, accompagnamento al lavoro e innovazione sociale. Negli ultimi 10 anni ha formato oltre 5 mila detenuti e inseriti in azienda più di mille. Dal 2020 nelle province di Cuneo, Vercelli, Biella, Novara e Verbania coordina gli sportelli lavoro per le persone ristrette.

“Lavoriamo in appoggio alle Istituzioni preposte con l’obiettivo di dare una seconda opportunità a chi si trova in carcere perché ci sia una reale opportunità di cambiamento come chiede l’articolo 27 della Costituzione”, ha detto il presidente Paolo Monferino. “Valorizzare le presenze dietro le sbarre, fare in modo che la pena sia un tempo per rieducarsi è una medicina per porre limite al male”, ha sottolineato anche il Vescovo ausiliare mons. Alessandro Giraudo.