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di Nicolò Fagone La Zita

Corriere di Torino, 14 agosto 2025

Senza il salvataggio si sarebbe registrato il secondo suicidio nel giro di una settimana nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Un detenuto italiano ha tentato di togliersi la vita nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, ma il suo gesto è stato sventato grazie all’intervento tempestivo di un agente della Polizia Penitenziaria. L’episodio è avvenuto ieri, martedì 12 agosto, intorno alle 19.30, nel padiglione E - “Arcobaleno”, durante la pausa per la cena, momento in cui il personale in servizio è ridotto al minimo. Ma per fortuna la tragedia è stata solo sfiorata. L’uomo era riuscito a realizzare un cappio rudimentale ricavato dall’elastico dei boxer, fissandolo alle grate della finestra della cella e infilandovi la testa.

L’agente però, notata la situazione, è entrato immediatamente nella cella e lo ha sollevato di peso, liberandolo dal nodo e salvandogli la vita.

Se l’agente non si fosse accorto subito di quello che stava accadendo, oggi si parlerebbe dell’ennesimo suicidio nelle carceri italiane e del secondo nel territorio torinese nel giro di una settimana. Lo scorso 7 agosto, infatti, a togliersi la vita era stato un 45enne di Genova la cui condanna era appena diventata definitiva (per questo episodio la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo).

A commentare l’episodio è il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, che definisce il gesto dell’assistente “l’esempio di cosa sia davvero la Polizia Penitenziaria: uomini e donne in uniforme al servizio dello Stato nelle carceri che, oggetto di accuse spesso infondate per abusi e torture da attribuire invece alle gravissime carenze del sistema e all’inefficienza dell’Amministrazione, salvano vite grazie alla loro professionalità e al loro spirito di sacrificio. Senza quel poliziotto penitenziario - prosegue il leader del sindacato - i report di una politica, per lo più assente ai problemi penitenziari, citerebbero oggi un morto in più nelle nostre carceri. È ora che alla buona volontà ed al coraggio delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria si aggiunga il reale interesse del governo attraverso progetti, al momento del tutto inesistenti (se non per un incremento dei posti detentivi che in assenza di risorse umane aggraveranno gli attuali problemi suicidi compresi), per la riqualificazione ed il potenziamento del Corpo quale unica forza di polizia dello Stato addetta non solo ad incarichi di polizia ma anche con attribuzioni di vera e propria pacificazione sociale”.