di Chiara Genisio
La Voce e il Tempo, 28 aprile 2023
Un lungo caloroso applauso ha reso omaggio a Cosima Buccoliero, la direttrice della Casa Circondariale torinese Lorusso e Cotugno: un riconoscimento alla sua opera, ma anche un saluto perché dopo appena due anni dal suo arrivo il 2 maggio passerà le consegne a Elena Lombardi Vallauri, direttrice delle due carceri di Alessandria, per andare a dirigere l’Istituto penale di Monza.
Un ringraziamento ancora prima che iniziasse il suo intervento al convegno “Giulia di Barolo. Icona del passato e sfida per il presente” organizzato il 19 aprile nel teatro della Casa circondariale in occasione dei festeggiamenti per il Bicentenario del Distretto Sociale, promossi dall’Opera Barolo per conoscere l’attività dell’Associazione Carlo Tancredi e Giulia di Barolo.
“Abbiamo scelto” ha spiegato la presidente Silvia Orsi “di presentare la figura di Giulia che è l’ispiratrice della nostra storia non in città ma all’interno di queste mura dove da più di 20 anni accompagniamo dentro e fuori le persone che hanno vissuto l’esperienza di essere private della propria libertà”. Citando lo scrittore polacco Ryszard Kapuściński, ha rimarcato: “ogni volta che l’uomo ha incontrato l’altro si é trovato di fronte a tre possibilità, poteva scegliere la guerra, poteva circondarsi con un muro, poteva instaurare un dialogo”.
Su questa linea si è dipanato l’incontro. Raccontare l’Italia all’epoca di Giulia di Barolo partendo da Platone é stato il percorso narrativo del filosofo Aldo Rizza. Illuminante nell’illustrare il ruolo svolto da Giulia Colbert nel preparare l’Unità d’Italia, lei una francese della Vandea che alla corte di Napoleone conobbe colui che divenne suo marito, il conte Tancredi. Nel loro salotto torinese si riunivano per conversare intellettuali, politici come D’Azeglio, Cavour, Pellico e molti altri. L’azione concreta dei due coniugi verso i poveri potrebbe oggi essere paragonata ad una “finanziaria”. Rizza si è poi soffermato nel tratteggiare i vari aspetti del Risorgimento, “non una rivoluzione, ma una categoria nuova”.
Lo storico Andrea Pennini ha condotto il pubblico nella dimensione della carcerazione femminile a Torino negli anni del Risorgimento e non solo. È in questo contesto che opera Giulia, ricoprendo anche il ruolo di Soprintendente. Una donna straordinariamente moderna, come ha evidenziato Maria Teresa Pichetto, già docente di Storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze politiche di Torino “nelle sue memorie scriveva che la detenzione non deve essere solo detentiva ma rieducativa”.
Al percorso educativo Maria Teresa Pichetto ha dedicato molti anni e ancora con passione continua, attraverso l’ideazione e l’opera del Polo Universitario per studenti detenuti, il primo aperto in Italia nel penitenziario torinese. Tra il pubblico anche il presidente dell’Opera Barolo, Luciano Marocco, Angelica Musy che con la sua fondazione offre opportunità di lavoro ai detenuti ed ex detenuti, Monica Gallo, Garante delle persone detenute di Torino e Franco Prina, delegato del Rettore per il Polo universitario penitenziario dell’Università di Torino e presidente della Cnupp, Conferenza nazionale universitaria dei Poli penitenziari.
“Un incontro nel nome di Giulia, ma anche di tutte le donne che ogni giorno rendono il carcere una istituzione più umana”, ha ricordato in conclusione Cosima Buccolieri, oltre a ribadire l’importanza di un maggior coinvolgimento della società civile, “se il tasso della recidiva è così alto vuol dire che il carcere non funziona”. Non è un caso se i detenuti che frequentano il Polo Universitario hanno una recidiva pari a zero.









