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di Federica Cravero


La Repubblica, 14 febbraio 2022

 

Venti "semiliberi" del carcere Lorusso e Cutugno selezionati in questi giorni frequenteranno il corso di Sirti per poi mettersi al lavoro: obiettivo, linea superveloce fin dentro gli appartamenti. Uscire dal carcere per entrare nelle case dei torinesi, a installare fibra ottica e Adsl, ma anche per realizzare qualunque altro tipo di impianti, come le telecamere di videosorveglianza in ditte e uffici. È l'opportunità che sarà presto data a una ventina di detenuti del Lorusso e Cutugno. Il personale del penitenziario li sta selezionando in questi giorni e presto sarà scelta la classe che inizierà a seguire il corso di formazione per poi essere impiegati in gruppi di lavoro fuori dalle mura della casa circondariale del quartiere Vallette.

A ideare e gestire il progetto sono due importanti società del settore dele telecomunicazioni, Linkem e Sirti. "Questo è un progetto pilota che speriamo di poter replicare poi in altre città - spiega Davide Rota, amministratore delegato di Linkem, società di telecomunicazioni in forte crescita, che ha da poco incorporato Tiscali - Abbiamo constatato che la richiesta di nuovi impianti è in crescita e c'è carenza di manodopera. Di conseguenza formare detenuti in questo settore significa dare loro una reale opportunità di inserimento nel mondo del lavoro una volta finita la loro pena. Inoltre essendo un mestiere delocalizzabile, possono metterlo in pratica ovunque, visto che spesso i detenuti hanno vite lontane dal carcere in cui sono reclusi".

La parte di formazione e la pratica sul campo sono affidate a Sirti, uno dei maggiori installatori. Uno dei principali impieghi sarà quello di collegare la linea internet nelle abitazioni, per i più svariati operatori, nell'ultimo tratto prima dell'apparecchio di casa. Il progetto è rivolto a detenuti che stiano per scontare la pena, visto che devono avere la possibilità di godere della semilibertà per accedere al lavoro esterno. Sperando anche in una continuità una volta liberi.

È da un paio d'anni che Linkem si è interessata alla questione del lavoro dentro le mura e lo ha fatto grazie all'incontro di Rota con Rita Russo, ora provveditore del Piemonte, quando era direttrice del carcere di Lecce. Lì è stato aperto un laboratorio (poi replicato nel braccio femminile di Rebibbia) per la riparazione dei router restituiti dai clienti quando si cambia modello o semplicemente operatore e che nella maggior parte dei casi sono ancora in buono stato o necessitano di piccole manutenzioni.

Progetto seguito con interesse anche dai ministri alla Giustizia, Marta Cartabia, e dal collega per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao. "Mi sono reso conto - continua Rota - che moltissime persone dentro in carcere potrebbero lavorare, direi l'80%, e sarebbe un buon modo per scontare una condanna: noi offriamo veri contratti, assumiamo le persone che lavorano per noi. E in un caso abbiamo dato un lavoro in Linkem anche a un detenuto dopo la scarcerazione".

Oltre ai vantaggi per i detenuti, che impiegano il tempo e si costruiscono opportunità per il futuro abbattendo il rischio di recidiva, c'è un altro aspetto interessante per le aziende, che ne hanno minori costi per i locali e per la vigilanza. "Investire in carcere è una di quelle situazioni in cui ci guadagnano tutti", commenta l'ad di Linkem.