di Andrea Joly
La Stampa, 8 aprile 2026
Oltre a sovraffollamento e mancanza di personale il sindaco Lo Russo denuncia: “Nel nostro carcere servono più percorsi rieducativi”. C’è il tema del sovraffollamento, con 1.467 detenuti in una struttura che ne può ospitare massimo 1.113. C’è la grave carenza di personale, con 225 di agenti di polizia penitenziaria che mancano. E ancora: la diffusione senza controllo di droga e telefoni, le ripetute risse e le rivolte come quella di settimana scorsa. Ma, oltre all’allarme lanciato da La Stampa di ieri, nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino c’è un’altra emergenza. A parlarne è il sindaco Stefano Lo Russo, nel suo tradizionale collegamento con ToRadio del martedì mattina: “Serve investire molto di più nei processi di rieducazione civica dei detenuti”.
Formazione, lavoro, attività di reinserimento: i detenuti del carcere di Torino hanno poche opportunità per costruirsi un futuro diverso. E, usciti dal carcere, la maggioranza torna a delinquere. Il pensiero del sindaco è chiaro: serve offrire più opportunità di reinserimento nel carcere Lorusso e Cutugno. A sostenere la sua tesi anche i dati condivisi dalla garante comunale dei detenuti Diletta Berardinelli: “Sul fronte lavorativo, a fine 2025 risultano 65 uomini e 6 donne in articolo 21 - quello che del lavoro all’esterno nell’Ordinamento penitenziario italiano, ndr - e 69 uomini e 5 donne in semilibertà. Nonostante le iniziative in essere, tali percorsi non sono sufficienti a coprire il fabbisogno complessivo di una popolazione di 1.467 detenuti”.
Non è l’unica lacuna denunciata dalla garante dei detenuti. Dal personale - “Ci sono soltanto 18 funzionari giuridico pedagogici e 1 mediatore culturale, una sproporzione che limita fortemente i percorsi individualizzati” - alla difficoltà di trovare spazi dedicati alle attività “con meno opportunità soprattutto nel Padiglione femminile”. Ma la sintesi è che “servono più percorsi formativi e di inserimento lavorativo oltre a quelli già realizzati grazie al contributo di realtà del territorio, enti di formazione e cooperative e lo Sportello Lavoro-Carcere”.
“Dove si investe nei percorsi rieducativi, come nel carcere di Bollate in Lombardia, il tasso di recidiva è molto più basso”, aggiunge il sindaco Lo Russo. E infatti i dati nazionali, seppur in assenza di report nazionali dell’Osservatorio permanente del Dap, dimostrano come il tasso di recidiva (chi torna a commettere reati dopo il periodo di detenzione) in Italia si attesti tra il 60 e il 68%. Ma scende al 2% per chi svolge per chi svolge attività lavorative.
Tra articolo 21 e semilibertà, a Torino è il caso di appena un detenuto su dieci. C’è poi il lavoro interno e quello delle cooperative, che anima falegnameria, torrefazione del caffè, serra, lavanderia, laboratori informatici, serigrafia e panificio interni al carcere. Ci sono laboratori, come quello di packaging e sartoria per le detenute e quello di teatro. Ma il totale corrisponde comunque a un numero esiguo rispetto alla popolazione detenuta.
“Più si coinvolgono i detenuti, più si prevengono una serie di comportamenti sbagliati dentro e fuori dal carcere”, racconta Franco Carapelle di Teatro e Società, la compagnia che conduce i laboratori teatrali con i detenuti del Lorusso e Cutugno. Lui lavora con il carcere da 33 anni. Organizza uno spettacolo all’anno. Per quello di maggio, coinvolgerà oltre 40 detenuti: “Uno dei ragazzi durante le prove mi ha detto: “Fra poco esco, ho paura”. Non dovrebbe essere così, ma c’è chi torna a delinquere anche perché la società non riaccoglie i detenuti”.
I laboratori di Carapelle si fondano su finanziamenti come quello di Acri e Fondazione Compagnia di San Paolo (che in estate avvierà anche una co-progettazione col Comune sui giovani adulti in carcere). Gli enti di origine bancaria aiutano: a gennaio, Fondazione Crt ha lanciato il progetto “Percorso 27” per favorire proprio il reinserimento dei detenuti e ridurre il tasso di recidiva. Delle centinaia di persone seguite, 17 detenuti appena usciti dal Lorusso e Cutugno hanno già trovato un impiego. “Continueremo a tenere alta l’attenzione sui percorsi rieducativi in carcere - conclude il sindaco Lo Russo - è un fattore importante di sicurezza urbana”.











