La Voce e il Tempo, 26 luglio 2024
La carità è un modo di guardare alla vita ed il servizio un modo di vivere il rapporto con gli altri, specie quando sono segnati dalla sofferenza. Questo lo spirito con cui mercoledì 17 luglio, presso “Daccapo”, a Torino in via San Massimo 31, laboratorio di falegnameria promosso dalla Caritas diocesana, si sono trovati il Clan del Gruppo scout Agesci Chieri 1 e alcuni detenuti della Casa circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno”. Nel laboratorio i ristretti si impegnano a realizzare oggetti con materiale di recupero, legno, ferro, carta riciclata: animali, ferma libri, scaffali, banconi, sedie e divani esposti nel locale ed è attivo anche un corso di serigrafia su legno e stoffa.
Alcuni manufatti vengono utilizzati nei social housing della Caritas o donati a famiglie in difficoltà a cui è stata assegnata una casa popolare da arredare. Il percorso, personalizzato per ciascun detenuto, permette di mettere a frutto potenzialità e creatività. E sono loro i primi a stupirsi degli oggetti realizzati richiesti anche come regali artigianali. Il lavoro, sia all’interno che all’esterno del carcere, è determinante per il recupero dei reclusi: dà significato alle tante ore “vuote” a cui è sottoposto chi è dietro le sbarre. Gli scout hanno conosciuto il laboratorio e hanno avviato una serie di attività sul tema formativo annuale: “la povertà”.
Ospiti nel gennaio scorso, presso la Comunità di Sant’Egidio a Genova, hanno conosciuto varie forme di volontariato, soprattutto sono rimasti colpiti dalle “attività di strada” per persone senza dimora. Tornati a Chieri e desiderosi di dare il loro contributo “dove viviamo”, hanno deciso di contribuire al progetto “Daccapo-Il valore ritrovato” della Caritas. Ne hanno parlato nelle parrocchie sensibilizzando i chieresi, raccogliendo offerte e organizzando tornei sportivi con aperitivo, e vendendo popcorn nella rassegna “Cinema all’aperto”.
Mercoledì 17 luglio finalmente il coronamento del cammino di un anno scout incontrando “dal vivo” i destinatati del loro servizio. Wally Falchi, responsabile del Centro di ascolto della Caritas diocesana, ha presentato gli scout ai detenuti: Carlo 60 anni, 35 trascorsi in diverse carceri italiani e ora a Torino dove risiede la sua famiglia. Nel laboratorio ha riscoperto la sua predisposizione alla manualità, costruendo presepi e opere di falegnameria: ha ringraziato chi gli ha dato questa possibilità, ormai insperata. Poi ha parlato Mario: è solo, ma nel laboratorio ha trovato nei volontari una nuova famiglia. Esce in permesso dal carcere per aggiungere “Daccapo” e spesso usufruisce anche di permessi premio a “Casa di Silvana” un alloggio gestito dalla Caritas: 3, 4 giorni dove ricomincia ad organizzarsi i pasti in autonomia, in una casa non in cella. Mario, commosso, ha raccomandato agli scout di studiare, di impegnarsi sempre per non fare i suoi errori.
A nome di tutti, il capo-clan Fabio Pitto ha consegnato a Wally Falchi 1100 euro con cui i potrà acquistare una nuova pialla, una levigatrice, una troncatrice e altri strumenti per “Daccapo”. “Realizzare o ripristinare una sedia o una libreria nel laboratorio ci ha offerto l’opportunità di acquisire una competenza e, soprattutto, di trascorrere del tempo in modo creativo, allontanandoci dalla noia della nostra ‘stanza’” hanno detto i detenuti. “Inoltre, ci ha permesso di e stringere amicizia con altre persone, che ci hanno donato un po’ di quella libertà che oggi non possiamo gustare”.











