di Sarah Martinenghi
La Repubblica, 7 maggio 2021
Al via l'udienza preliminare: il Garante nazionale dei detenuti si costituisce parte civile. Era il 10 novembre 2019, mezza Italia era incollata agli schermi tv per vedere la partita Juventus-Milan, e lo erano anche tre agenti della polizia penitenziaria che invece avrebbero dovuto sorvegliare cosa stava accadendo nella sezione Sestante del carcere delle Vallette. In una cella, alle 21.05, il detenuto Roberto Del Gaudio si toglieva i pantaloni del pigiama e li utilizzava per togliersi la vita.
Un paio di pantaloni lunghi che non avrebbe nemmeno dovuto avere dato che l'uomo era considerato ad alto rischio di suicidio: era infatti rinchiuso in quella sezione dedicata a una più attenta sorveglianza, per via delle sue condizioni mentali, dopo essere stato arrestato per aver ucciso la moglie Brigida De Maio nell'appartamento in cui abitavano, in corso Orbassano 255.
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza interne al carcere avevano mostrato il lungo tempo, almeno 20 minuti, impiegato dal detenuto per togliersi il pigiama, annodarlo alla finestra e togliersi la vita, inchiodando così le tre guardie penitenziarie impegnate ad osservare il gol di Dybala anziché i detenuti. Ed è con l'accusa di omicidio colposo che ieri per loro è iniziata l'udienza preliminare. Per uno dei tre c'è anche l'ipotesi che abbia falsificato i verbali di quella notte per occultare le responsabilità e nascondere quanto effettivamente accaduto. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Bussolino e Feno.
Il garante nazionale dei detenuti si è costituto parte civile nel procedimento patrocinato dall'avvocato Davide Mosso, così come i familiari del detenuto: la madre e il fratello di Del Gaudio sono assistiti dall'avvocato Riccardo Magarelli che ha chiesto e ottenuto che venisse citato il Ministero della Giustizia come responsabile civile. Ed è per questo che il giudice ha rinviato l'udienza al 30 giugno. "Si auspica, con l'inizio del processo di poter accertare quanto accaduto effettivamente quella notte e di poter sollevare il velo di omertà che sin dall'immediatezza è calato sulla vicenda, celando le condizioni che hanno consentito l'atto suicidario di Del Gaudio".
"Agli agenti è contestato di non aver vigilato come di dovere - ha spiegato l'avvocato Mosso - e di non aver quindi impedito che avvenisse il suicidio. Una consulenza disposta dalla procura ha peraltro concluso anche nel senso che non corrisponderebbe al vero quanto attestato da uno degli imputati e cioè che il mancato controllo sarebbe dipeso dalla rottura accidentale del video che monitorava la stanza di Del Gaudio. Si sarebbe invece trattato di una rottura successiva al suicidio montata ad arte per evitare ogni responsabilità".











