sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Caterina Stamin

La Stampa, 8 agosto 2025

Vittima un 45enne, la cui pena era da poco diventata definitiva. L’avvocato: “Un ragazzo fragile e di queste fragilità era stata informata la direzione del carcere”. L’Osapp: “Sistema allo sfascio”. Tragedia al carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Questo pomeriggio un detenuto di 45 anni, residente a Genova, si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo, nel bagno della sua cella. Era stato condannato per furto e ricettazione e la pena da poco era diventata definitiva. A trovarlo gli agenti della polizia penitenziaria, che hanno segnalato l’accaduto alle autorità competenti. “Era un ragazzo fragile e di queste fragilità era stata informata la direzione del carcere dalla famiglia - spiega l’avvocata Roberta Di Meo, che lo assisteva - Chiederemo al magistrato di fare accertamenti per verificare eventuali responsabilità e negligenze e tuteleremo la sua memoria e quella dei suoi familiari”.

La garante dei detenuti: “Tragedia continua” - Monica Gallo, garante dei detenuti di Torino, parla di una “tragedia continua”. L’uomo era detenuto nel Padiglione C del Lorusso e Cutugno, “dove il sovraffollamento raggiunge il 130%” sottolinea Gallo. Un dato a cui si aggiungono la solitudine e il disagio. Lo spiega la garante: “D’estate la situazione delle persone detenute si aggrava perché si va in vacanza: diminuiscono gli agenti, gli educatori, gli psicologi. In più, il padiglione ha delle condizioni strutturali fatiscenti: da anni si attende una ristrutturazione completa, promessa dal Dipartimento”.

Il sindacato Osapp: “Sistema allo sfascio” - Si tratta, fa i conti il sindacato di polizia penitenziaria Osapp, del 53esimo suicidio nelle carceri italiane da inizio anno: “Sosteniamo che sia solo una delle punte dell’iceberg penitenziario, che comprende risse e aggressioni, traffici di telefoni e di sostanze stupefacenti, sindromi psichiatriche e assenza di assistenza sanitaria per i malati”. Va avanti: “Tutto gestito da personale di polizia penitenziaria privo di mezzi e di organici e su cui pende la costante spada di Damocle dei procedimenti disciplinari e penali”.

L’avvocato in sciopero della fame: “Spirale senza fine” - “È una spirale senza fine” dichiara l’avvocato Roberto Capra, che ha iniziato un digiuno proprio per denunciare i suicidi in carcere, aderendo a una campagna lanciata il mese scorso a livello nazionale. “Ci sono disagi personali acuiti da una situazione nelle carceri inammissibile - aggiunge il presidente della Camera penale Vittorio Chiusano - Il problema è che chi dovrebbe prendere delle decisioni non lo fa e quindi noi urliamo ma nessuno ascolta. Continuiamo a vedere la gente che si toglie la vita a un metro da noi, ma immagino che a qualcuno vada bene così”.