di Caterina Stamin
La Stampa, 10 agosto 2025
Il 45enne era nel padiglione C per furto e ricettazione. La Garante: “Sovraffollamento al 130%. D’estate la situazione delle carceri si aggrava”. Ha preso il lenzuolo bianco dal letto ed è entrato nel bagno della sua cella. Ha aspettato di essere da solo e si è tolto la vita. Aveva 45 anni, era stato condannato per furto e ricettazione e da poco tempo la sua pena era diventata definitiva. È il 53esimo suicidio nelle carceri italiane, il secondo a Torino da inizio anno. “Una tragedia senza fine” dice la garante dei detenuti, Monica Gallo. Il 45enne era residente a Genova ed era “un ragazzo fragile - spiega l’avvocata Roberta Di Meo, che lo assisteva - Delle sue fragilità era stata informata dalla famiglia la direzione del carcere. Chiederemo al magistrato di fare accertamenti per verificare eventuali responsabilità e negligenze e tuteleremo la sua memoria e quella dei suoi familiari”.
D’estate è peggio - L’uomo era detenuto nel Padiglione C del Lorusso e Cutugno. “Dove il sovraffollamento raggiunge il 130%” sottolinea Gallo. Un dato a cui si aggiungono la solitudine e il disagio. Lo spiega la garante: “D’estate la situazione delle persone detenute si aggrava perché si va in vacanza: diminuiscono gli agenti, gli educatori, gli psicologi. In più, il padiglione C ha delle condizioni strutturali fatiscenti: da anni si attende una ristrutturazione completa, promessa dal Dipartimento”.
Punta dell’iceberg - Per il sindacato di polizia Osapp “il 53esimo morto in carcere per suicidio pone in dubbio la stessa organizzazione dell’amministrazione penitenziaria: sosteniamo che sia solo una delle punte dell’iceberg penitenziario, che comprende risse e aggressioni, traffici di telefoni e di sostanze stupefacenti, sindromi psichiatriche e assenza di assistenza sanitaria per i malati. Tutto gestito da personale di polizia penitenziaria privo di mezzi e di organici e su cui pende la costante spada di Damocle dei procedimenti disciplinari e penali”.
Sciopero della fame - “È una spirale senza fine” dichiara anche l’avvocato Roberto Capra, che ha iniziato un digiuno proprio per denunciare i suicidi in carcere, aderendo a una campagna lanciata a livello nazionale. “Il problema è che chi dovrebbe prendere delle decisioni non lo fa e quindi noi urliamo ma nessuno ascolta - aggiunge il presidente della Camera penale Vittorio Chiusano -Continuiamo a vedere la gente che si toglie la vita a un metro da noi, ma immagino che a qualcuno vada bene così”.











