di Jacopo Ricca
rainews.it, 15 agosto 2025
Aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’avvocata del 45enne morto il 7 agosto: “Era in una condizione di fragilità nota all’amministrazione”. I carteggi tra i diversi uffici dell’amministrazione penitenziaria, ma anche le relazioni degli psichiatri. Sono alcuni dei documenti che saranno vagliati dagli investigatori per cercare di capire se il suicidio del 45enne genovese, trovato senza vita nella sua cella del carcere Lorusso e Cutugno di Torino giovedì 7 agosto, si potesse evitare. Il pm, Davide Pretti, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento senza indagati, e dopo l’autopsia fatta lunedì dal medico legale, Alice Porceddu, la salma dell’uomo è stata messa a disposizione della famiglia.
Il suicidio - Il detenuto, che aveva da poco iniziato a scontare una condanna definitiva per diversi reati tra cui furto e ricettazione, era in una condizione di fragilità che - spiega la sua avvocata Roberta Di Meo - era stata segnalata al carcere: “I genitori avevano già avvisato l’amministrazione penitenziaria di questa condizione - ha raccontato - Ora chiediamo chiarezza. Serve un’indagine approfondita per verificare eventuali responsabilità o negligenze”. Sulla dinamica ci sono pochi dubbi: il 45enne ha usato un lenzuolo per farne una rudimentale corda da stringere al collo, ma gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire le sue ultime ore in carcere e capire se ci fossero segnali che avrebbero potuto portare ad aumentare la sorveglianza.
Le criticità - Secondo il sindacato di polizia penitenziaria Osapp una delle criticità è legata anche alla carenza di personale: nella sera di martedì 12 agosto - sempre a Torino - approfittando proprio dei pochi operatori presenti, un altro detenuto ha tentato di impiccarsi usando come cappio l’elastico dei boxer. A salvarlo proprio un agente che lo ha visto quando già si era appeso alle sbarre.











