di Giada Lo Porto
La Repubblica, 12 maggio 2025
Una delegazione guidata dalla senatrice Rossomando ha visitato la sezione femminile del Lorusso e Cutugno con 115 detenute: “Gli spazi non sono adeguati per dei bambini così piccoli”. Dove s’infrange il diritto di restare bambini quando la mamma perde la libertà? Al Lorusso e Cutugno di Torino c’è un piccino di 21 mesi che corre incontro a chi viene da fuori. Non parla, osserva, scruta gli estranei, probabilmente si chiede da dove vengano quelle persone che adesso vogliono sapere come sta, cosa fa, se mangia, se dorme, se continua a restare bambino o se ha perso la capacità di giocare. Lui è con la madre detenuta che di anni ne ha 31, dentro le mura del carcere, in uno dei tre istituti a custodia attenuata per madri (Icam) attivi in Italia: a Torino a oggi è il solo bambino recluso con la madre.
In teoria dovrebbe somigliare il meno possibile a un carcere. In realtà resta una prigione, con sbarre di ferro tutto intorno, il bimbo può uscire per andare all’asilo soltanto passando i numerosi controlli, una detenuta si occupa di preparare i pasti. Lo spazio di libertà di questo bambino è un piccolo giardino accanto alla struttura. Sono sorvegliati da due agenti in borghese per tutto il tempo e lui non sa che quella non è la normalità: è lì da quando ne ha memoria. Poco distante da quella madre che stringe a sé un bambino a cui non sa come dire che quello non è il posto per lui, ce n’è un’altra reclusa per truffa che ha perso la genitorialità. Ha 35 anni e quattro figli, tre li ha già persi, affidati ad altre famiglie, nove mesi fa ne ha partorito un quarto agli arresti domiciliari, dopo poco è tornata in carcere.
A luglio ci sarà la sentenza del tribunale per capire se perderà anche lui: non lo vede da due mesi (ogni situazione è differente), il bimbo è in una comunità protetta. Ieri in carcere per la festa della mamma sono entrate la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, le consigliere del Pd Gianna Pentenero, Simona Paonessa e Laura Pompeo, la capogruppo di Avs Alice Ravinale, Elena Ferro della segreteria Cgil Torino e Davide Mattiello, già deputato Pd. L’iniziativa rientra nella campagna “Madri Fuori”, contro il decreto sicurezza del governo Meloni.
Una donna che deve far crescere, accudire un figlio, sotto stretta sorveglianza, perde l’intimità con il proprio bambino. “Riteniamo gli Icam insufficienti per garantire la relazione madre-figlio - dice Ferro - non è una struttura adeguata per bambini così piccoli soprattutto per reati della povertà, della marginalizzazione. Questo è il fallimento di un progetto sociale. Si possono gestire queste situazioni attraverso misure alternative come le case territoriali. Inoltre il dl sicurezza prevede la sottrazione dei figli a madri che protestino in carcere anche in modo non violento. Che è il senso della nostra contrarietà: la repressione del dissenso”. Nella sezione femminile si trovano 115 detenute. L’80% sono madri: quasi tutte hanno perso la genitorialità. Sono mamme “orfane”: non vedono i loro figli da un tempo che a loro sembra infinito, alcune non li vedranno forse mai più perché sono diventati figli di altre madri.











