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di Luca Fazzo

 

Il Giornale, 19 novembre 2020

 

Guida è stato un luogotenente della camorra. Ma ora è in cella per storie di denaro prestato. È stato uno dei nomi importanti della mala milanese degli anni Ottanta, il rappresentante sotto la Madonnina della camorra napoletana: ora Enzo Guida è un detenuto alle prese con problemi di salute drammatici che rischiavano di spedirlo al Creatore già prima che in carcere contraesse il Covid. Cancro e Coronavirus fanno di lui un paziente a massimo rischio, eppure non gli viene permesso di curarsi fuori dalla prigione. Così la figlia, la compagna e il fratello ieri hanno scritto al Dap, la direzione delle carceri, per chiedere quali siano i provvedimenti che sono stati presi o che verranno presi per fronteggiare la situazione in cui versa l'anziano boss.

Ma la risposta si sa già: nessuno. Il Tribunale di sorveglianza di Torino (Guida è detenuto alle Vallette) continua a respingere tutte le istanze di differimento della pena presentate dal legale di guida, il milanese Angelo Colucci. Unica finestra, quella tra aprile e maggio, quando Guida venne mandato a casa insieme a qualche centinaio di altri detenuti proprio per l'emergenza Covid.

Si sollevò un'ondata di indignazione e il ministero rispedì Guida e gli altri detenuti di peso a scontare la pena in cella. Eppure, rispetto alla primavera scorsa, la situazione di Guida è peggiorata: allora doveva fare i conti con il tumore, ora in carcere ha contratto anche il virus.

Era stato lui stesso a segnalarlo al difensore il 12 novembre scorso: "Il virus Covid-19 è stato contratto all'interno della sezione di appartenenza - scrisse il giorno stesso l'avvocato al giudice - e oltre a lui altre diciotto persone sono state attinte dal virus". Niente da fare, anche se persino dalla Procura generale della Cassazione è venuto nei giorni scorsi un appello alla magistratura perché riduca all'indispensabile le carcerazioni.

Certo, Enzo Guida ha un passato di grande caratura: è a Milano da una vita ("ormai mi sento milanese, se giro per Napoli mi perdo"), ha diretto traffici di droga, organizzato rapine, contrabbandato, si è seduto al tavolo delle trattative con gli emissari della mafia siciliana.

Nel 2005 gli diedero l'ergastolo per l'omicidio di Carlo Biino, un camorrista ammazzato alla Bovisa nel 1991, ma poi fu assolto. E ora è in carcere per un reato quasi da pensionato, i prestiti a tassi spropositati che faceva insieme al suo vecchio sodale Alberto Fiorentino, Un brutto reato, ma abbastanza da farlo morire dentro?