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di Pasquale Quaranta

La Stampa, 27 dicembre 2024

Una delegazione del Partito Radicale ha visitato la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino nell’ambito dell’iniziativa “Anche Natale in carcere” promossa nei penitenziari di tutta Italia. L’iniziativa mira a portare attenzione e solidarietà ai detenuti durante il periodo natalizio. La visita ha messo in luce le difficoltà e le criticità del sistema penitenziario italiano, sottolineando la necessità di interventi urgenti per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e del personale. Il giorno di Natale, per lo storico leader Marco Pannella, non era mai come gli altri. Era una tradizione, un appuntamento che si ripeteva ogni anno: passare la giornata di festa a Regina Coeli. Una tradizione che, per il Partito Radicale, dura dal 1976, quando i radicali fecero il loro ingresso in Parlamento. Mentre il resto del paese si ferma per le festività, con famiglie riunite e luoghi di vacanza affollati, i radicali scelgono da sempre di essere altrove. In luoghi spesso dimenticati, come le carceri italiane, dove la loro presenza rappresenta un atto di solidarietà e di denuncia delle condizioni di vita dei detenuti. Anche a Ferragosto, quando tutti vanno in vacanza, i radicali continuano a fare la loro visita, portando attenzione e voce a chi vive ai margini del sistema.

L’anno nero delle carceri italiane - Il 2024 è stato un anno particolarmente difficile per le carceri italiane, con un record di suicidi tra i detenuti e il personale penitenziario. Secondo l’Associazione Antigone, sono stati registrati 88 suicidi, il numero più alto mai registrato. Questo dato riflette una crisi profonda del sistema penitenziario, caratterizzato da sovraffollamento e condizioni di vita insostenibili.

La delegazione - La delegazione era composta da Mario Barbaro, componente della Segreteria del Partito Radicale, Roberto Capra, presidente della Camera Penale del Piemonte e della Valle d’Aosta, Claudio Desirò, segretario di Italia Liberale e Popolare, e l’onorevole Alberto Nigra, già parlamentare. Alla visita ha preso parte anche il garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano.

Gestione di patologie psichiatriche - “La gestione dei detenuti con patologie psichiatriche risulta particolarmente critica, soprattutto nella sezione femminile - aggiunge la delegazione - dove non è prevista una sezione apposita per le detenute affette da tali disturbi”. Il peso delle carenze del sistema grava sugli operatori di polizia penitenziaria, “che sono pesantemente sotto organico, con circa 700 unità sulle 900 previste”. Anche chi presta servizio nel carcere a vario titolo risente di queste mancanze.

L’impegno storico dei radicali - Il Partito Radicale ha una lunga storia di impegno nelle carceri italiane, caratterizzata da numerose iniziative volte a migliorare le condizioni di vita dei detenuti e a promuovere i diritti umani. Fin dagli anni 70, i Radicali hanno condotto campagne per la riforma del sistema penitenziario, denunciando le condizioni disumane e il sovraffollamento delle carceri.

Il “Dossier Carceri” - Uno degli strumenti più noti utilizzati dai Radicali è il “Dossier Carceri”, un rapporto dettagliato che fotografa la situazione all’interno degli istituti di pena. Questo dossier, aggiornato periodicamente, ha spesso messo in luce le gravi carenze strutturali e organizzative del sistema penitenziario italiano. Un episodio emblematico dell’impegno radicale è la visita di Marco Pannella al carcere di Regina Coeli nel 1975. Durante quella visita, Pannella denunciò pubblicamente le condizioni inumane dei detenuti, attirando l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Un altro momento significativo fu la campagna per l’abolizione del 41-bis, il regime di carcere duro. I Radicali hanno sempre sostenuto che questo regime violi i diritti umani fondamentali e hanno organizzato numerose manifestazioni e scioperi della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.

Il ruolo della formazione e del lavoro - Studi recenti hanno dimostrato che la formazione e il lavoro in carcere possono ridurre significativamente il tasso di recidiva. Secondo i dati del CNEL, chi riceve formazione e lavoro in carcere ha una recidiva del 2%, contro il 68,7% di chi non ha accesso a queste opportunità. Questo sottolinea l’importanza di trasformare le carceri in luoghi di riscatto e rieducazione.