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di Giada Lo Porto

La Repubblica, 10 novembre 2025

La stanza dell’affettività nel carcere di Torino doveva partire il primo novembre con gli incontri intimi fra i detenuti e il partner. Ma così non è stato. Tutto è fermo e non c’è una data ufficiale anche se la stanza di 15 metri quadri con letto, bagno e doccia è pronta. “Non ci sono richieste”, la motivazione che inizialmente circolava in ambienti carcerari. Ma non reggeva se si pensa che la stanza è a disposizione dei detenuti di tutto il distretto di Piemonte e Valle d’Aosta: circa 4mila persone, decurtando i detenuti in regime di 41 bis di Cuneo e Novara e nelle case di reclusione ad alta sicurezza di Asti e Saluzzo.

“Figuriamoci se nessuno ha fatto richiesta”, il commento anche fra i corridoi del palazzo di giustizia con gli avvocati che dibattevano delle ultime novità. La direttrice del Lorusso e Cutugno, Elena Lombardi Vallauri, si limita a un laconico: “Stiamo lavorando”, aggiungendo che “nessuno ha detto che partiva il primo novembre”. Eppure c’è un documento ufficiale in cui si legge “Il servizio sarà attivo dal primo novembre presso il padiglione E”.

Precisazione: “I detenuti potranno essere autorizzati a fruire di colloqui intimi con il proprio coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente more uxorio (documentato)”. Ma - ed è qui il motivo della procrastinazione - la vicenda della detenuta rimasta incinta nel carcere di Vercelli ha creato uno sconquasso tale da stoppare tutto. L’ipotesi è che il concepimento sia avvenuto durante i colloqui, in una sala con videosorveglianza, con un altro detenuto. La versione ufficiale è che si tratti del compagno recluso nello stesso istituto, in realtà da fonti carcerarie si apprende che i due si fossero conosciuti in carcere e che la prima figlia della detenuta non fosse figlia di lui: ma tutto è ancora da vagliare. Certamente qualche regola a Vercelli deve essere stata violata: il Provveditorato ha fatto visita nell’istituto per accertare le dinamiche dell’accaduto e il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha chiesto al Ministero un’ispezione immediata. Tutto ciò ha avuto un riverbero sulla stanza “dell’amore”. “Stoppate tutto”, sembrerebbe essere stato il diktat dall’alto.

Non solo: in questi giorni si starebbe lavorando a un censimento per accertare con dovizia i legami affettivi dei detenuti: solo legami documentati. Anche se nessuno lo conferma ufficialmente. La tensione è palpabile dentro il carcere di Torino e secondo quanto emerge si è in attesa che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria emani disposizioni a scioglimento delle riserve, dopo quanto accaduto a Vercelli, al fine di aprire la camera dell’affettività. “La stanza dell’amore si colloca in un contesto che non è in grado di realizzarla fattivamente - dice il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci - i detenuti dovrebbero essere inseriti in un programma vero di trattamento rieducativo, quindi deve essere una misura finalizzata al reinserimento e non così generica. Realizzare le stanze dell’amore in un contesto in cui il 70% degli istituti penitenziari cade a pezzi è irreale. Infine ci sarebbe un surplus di lavoro per la polizia penitenziaria a cui non è stato dato nessun aumento dell’organico”.