sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Federico Genta

 

La Stampa, 2 marzo 2015

 

Era al Ferrante Aporti da sette mesi. E malgrado i 18 anni compiuti da poco, era già una vecchia conoscenza del carcere minorile. Pasquale Del Duca è residente a Ivrea. Conosce a memoria gli spazi di corso Unione Sovietica: le celle, i corridoi, le sale comuni e i punti deboli. Così, sabato, è riuscito a scappare. Sono le 12,30, è l'ora d'aria. Pasquale insieme agli altri detenuti esce nel cortile del campo sportivo. Sono in tutto 35 ragazzi. A controllarli c'è un solo agente di polizia penitenziaria.

Pasquale si mette subito a correre. Punta dritto alla cancellata di ferro, regolarmente chiusa, che si affaccia sui campi di allenamento del centro Sisport. "Uno scatto fulmineo e imprevedibile" racconterà poi il personale ai responsabili del centro di giustizia minorile. Del Duca afferra la recinzione e scavalca il muro. Gli agenti della squadra mobile e i carabinieri non hanno mai smesso di cercarlo.

Lui stava scontando una condanna per rapina. L'ultimo episodio, quando era ancora minorenne, risale a novembre 2013. Lo avevano arrestato i militari della stazione di Verolengo. Insieme a un complice di nazionalità marocchina aveva rapinato un sedicenne alla stazione ferroviaria di Chivasso.

Calci e pugni per una macchina fotografica, un cellulare e 40 euro in contanti. I due, per altro, erano sospettati per una serie di episodi analoghi, denunciati dai pendolari della stessa stazione. Sull'accaduto, per ora, la direttrice del carcere, Gabriella Picco, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Forse, dietro alla fuga del detenuto, c'è la momentanea distrazione dell'agente che doveva controllarlo.

Uno solo contro 35.Ma la ricostruzione dell'Osapp, l'organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, è diversa. Il segretario generale, Leo Beneduci, parla apertamente "di molteplici scelte sbagliate da parte del ministero". E ricorda come, solo due settimane fa, un minore sudamericano abbia dato fuoco alla sua cella. "È stato salvato in extremis dal personale, ma ancora oggi stiamo aspettando un provvedimento di allontanamento verso un altro istituto più idoneo.

La verità è che ormai è una prassi trasformare il Ferrante Aporti in un ricettacolo dei casi più delicati e critici di tutto il territorio nazionale". Le colpe? "Le ragioni di questa situazione, non più tollerabile - dice Beneduci, vanno ricercate nell'inerzia dei vertici romani della giustizia minorile e della stessa amministrazione penitenziaria. La polizia lancia un appello al presidente della Repubblica Mattarella per una netta inversione di tendenza, figlia di scelte sbagliate e inutile burocrazia".