di Irene Famà
La Stampa, 11 maggio 2023
Il più piccolo fermato ha solo 11 anni: sognano scarpe griffate e cellulari. Un educatore: non sono imputabili e restano liberi, difficile il recupero. I nuovi corrieri della droga sono bambini, qualcuno ha compiuto da poco undici anni. Semplici da arruolare, con promesse di un guadagno facile, vestiti firmati, scarpe da ginnastica appena arrivate sul mercato, smartphone di ultima generazione. Facili da manipolare, da comandare, da istruire. E perfetti per sfuggire alle maglie della giustizia: sotto i quattordici anni, infatti, non sono imputabili. Ovvero, non possono essere considerati responsabili di nulla. Chi li coordina lo sa bene, le truppe da strada le sceglie con cura. E le schiera nelle zone di spaccio di Torino: a Mirafiori sud, periferia popolare, operaia e nelle periferie melting pot come Aurora e a Barriera di Milano, nelle aree della movida e nelle stazioni.
Il mercato della droga è in continuo movimento: lotta per i territori, invasione di spazi. E l’altra notte, proprio a Mirafiori, nei giardinetti all’angolo tra via Duino e corso Caio Plinio è scoppiata una violenta rissa. Una cinquantina di persone si sono affrontate in strada con spranghe e bottiglie: spacciatori da un lato, frequentatori del parco dall’altro. Che quei baby pusher li vogliono cacciare dalla zona.
Giovanissimi fattorini dello stupefacente si ritrovano lì, sulle gradinate che sovrastano la ferrovia. Nascondono dosi di hashish e cocaina, le più richieste, sotto gli alberi e negli anfratti del parco. Trascorrono le giornate come qualsiasi altro coetaneo, ad ascoltare musica, giocare a calcio e postare foto sui social. Bambini e adolescenti. Quando arriva la chiamata per la consegna, salgono a bordo dei monopattini a noleggio. Poi tornano, in attesa di un altro ordine. Gli agenti del commissariato Mirafiori quell’area la controllano spesso e qualche giorno fa è scattata una vera e propria retata: una quindicina le persone fermate, dodici erano minori non accompagnati. Uno aveva appena undici anni, ma il piglio del leader. È stato accolto da una comunità, pare sia fuggito pochi giorni dopo. Gli altri sono stati identificati e rilasciati subito dopo: troppo piccoli per essere perseguiti dalla legge.
La giustizia non li condanna, è vero. Ma non è in grado di fornire nemmeno uno strumento per toglierli dalla strada. Ed ecco il cortocircuito: “Si alimenta il senso di impunità, si abdica ad ogni possibilità di recuperarli”, spiega un educatore. Assoldati dai signori della droga proprio per la giovane età, vengono intercettati dalla polizia e poi tornano su quelle gradinate. Ormai gli agenti li conoscono per nome e loro hanno imparato a memoria le targhe delle auto delle forze dell’ordine. Quando la sentinella lancia “l’allarme sbirri”, si sparpagliano. Velocissimi. I più intraprendenti saltano il muro per proseguire la fuga a lato dei binari. E nelle scorse notti, durante un controllo delle volanti della questura, per evitare tragedie, il traffico ferroviario è stato bloccato per diversi minuti.
I baby pusher si spostano da una periferia all’altra. Lo spiegano gli inquirenti, che ne tracciano l’identikit: minori non accompagnati o immigrati di seconda generazione. Con alle spalle famiglie numerose e genitori che lavorano da mattina a sera. Ma no, quel giaccone all’ultima moda, quel cellulare da migliaia di euro, non possono acquistarlo. Ed è su quell’egoismo da adolescenti, che chi gestisce il mercato della droga fa leva: soldi facili. E veloci. Loro si sentono adulti, parte di un gruppo. “Veri duri”, come postano su Instagram e su Tik Tok.
E i corrieri più grandi? Quelli oltre i quattordici anni? Chi li coordina, ha uno stratagemma anche per loro. La regola è mai farsi trovare con ingenti quantitativi di droga addosso, in tasca o nei pantaloni. La questione è giuridica. L’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti non consente la custodia cautelare in carcere. Ma gli arresti domiciliari, l’obbligo di firma o il divieto di dimora. Misure cautelari che, in questi casi specifici, non hanno effetto di deterrenza. E così tornano su quei gradoni a sud della città e nelle strade del quartiere San Salvario e di Santa Giulia, luoghi simbolo della movida dei giovanissimi. Adolescenze a confronto.









