di Massimiliano Nerozzi
Corriere Torino, 28 dicembre 2020
L'ordine e la Camera penale dopo l'allarme del Pg Saluzzo "Tanti problemi che già c'erano, si investa su uomini e mezzi". La pandemia - ragiona il presidente della Camera penale, l'avvocato Alberto De Sanctis - "non può essere l'alibi per giustificare la disfunzione del sistema giudiziario piemontese per i prossimi cinque anni". Una prospettiva, pericolosamente realistica, adombrata ieri sul Corriere dal Procuratore generale Francesco Saluzzo, e che agita pure l'ordine degli avvocati: "Che non può che esprimere viva preoccupazione a proposito della previsione, sul peso dell'arretrato ulteriormente maturato durante il periodo Covid e sugli anni necessari, 4 o 5, per il suo smaltimento". È il tempo di reagire, per De Sanctis: "Paradossalmente, deve essere un'occasione per risolvere i problemi che già esistevano". Alla André Gide: non ci sono guai, ma soltanto soluzioni.
Il consiglio dell'ordine, presieduto dall'avvocato Simona Grabbi, coglie l'occasione per ricordare l'esigenza di investire, sulla Giustizia: l'impressione dei legali è che "la pandemia abbia messo in luce le fragilità di un sistema giudiziario che deve essere aiutato investendo risorse in uomini, donne e mezzi, e non intervenendo esclusivamente sull'abolizione della prescrizione, ponendo la parola mai alla fine del processo penale e comprimendo così una garanzia fondamentale del cittadino".
Di certo, tutti si sono impegnati, in questi mesi: "Si conosce il lavoro immane fatto collaborando con i capi degli Uffici giudiziari, da marzo in avanti, per cercare di far ripartire con i diversi protocolli il lavoro processuale civile e penale - spiega il Consiglio - e da settembre in poi per non farlo fermare, nonostante le diverse difficoltà anche logistiche: il blocco delle maxi aule, e il timore degli assembramenti".
Altro resta da fare: "Il Consiglio ha anche proposto ingressi degli avvocati facilitati dall'uso dei badge con appositi lettori proprio per evitare code e attende risposta". Propone correttivi anche la Camera penale: "In primo luogo - aggiunge De Sanctis - bisogna incidere sull'organizzazione, coniugando qualità e quantità. Non ci si può rassegnare a un futuro di arretrato. E l'indipendenza del magistrato non è incompatibile con un'organizzazione più vicina a criteri aziendalistici".
Altri passi: "La digitalizzazione nell'accesso agli atti processuali rischia di creare forme inedite di burocrazia informatica ma, se ben utilizzata, può dare efficienza al sistema, senza ridurre i diritti". Attenzione petribunali". rò alle carte di cui s'è riempita l'emergenza: "Bisogna tornare al primato della Legge nel disciplinare il processo penale - dice De Sanctis - ed evitare l'abuso di protocolli che creano sperequazioni territoriali, confusione e inutile burocrazia".
Morale: "I protocolli dovrebbero essere solo quelli "interni", per migliorare il sistema organizzativo dei Occhio anche, avvertono i penalisti, ai processi modello web: "Si deve uscire dalla fase emergenziale che ha creato pericolose suggestioni apparentemente "smart" e "cool", che celano invece la neutralizzazione del contraddittorio: processi da remoto con il difensore lontano dall'aula e camere di consiglio non partecipate (nemmeno dai giudici)".
Altro tema sollevato da Saluzzo, quello attorno all'articolo 112 della Costituzione: "Ben venga un esercizio molto ponderato dell'azione penale (anche solo perché il processo è di per sé una sanzione) - commenta il consiglio dell'ordine - salvaguardando comunque anche nei fatti il principio fondamentale della sua obbligatorietà, garanzia di uguaglianza del cittadino di fronte alla legge".
Chiusura, sul ruolo del legale: "I numeri delle assoluzioni non dipendono soltanto da un esercizio dell'azione talvolta superficiale da parte della Procura o dal ricorso a istituti deflativi, ma anche dal fattivo contributo alla dimostrazione dei fatti e della innocenza dell'imputato da parte dell'avvocato".
Sull'articolo 112 interviene pure l'avvocato Mauro Anetrini, indicato da Stampa come possibile successore di Bonafede: con l'idea di "un intervento correttivo che, sotto il controllo della legge e con criteri prestabiliti e uniformi, consenta, ove necessario, una gradazione di priorità. Soluzione prospettata nella Bicamerale presieduta da Bozzi. Riforma semplice, che non esporrebbe il magistrato a rischi di azione disciplinare e agevolerebbe la realizzazione degli scopi che la Giustizia persegue".











