Ristretti Orizzonti, 5 novembre 2019
I fatti riportati negli ultimi giorni dai principali organi di informazione nazionale, relativi alle presunte violenze consumate ai danni di alcune persone detenute presso la Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino, impongono delle riflessioni al corpo docente che da anni svolge parte della propria attività nell'ambito del penitenziario torinese.
Come noto, per diverse ragioni l'istituzione penitenziaria è un luogo di particolare interesse per il mondo accademico.
In primo luogo, perché il carcere è tradizionalmente un terreno di ricerca dove negli anni si sono cimentate svariate discipline, dalle scienze sociali e umanistiche, sino ad arrivare a quelle economiche, urbanistiche e dell'architettura. Il nostro territorio, da questo punto di vista, ha contribuito a tale tradizione di studi con ricerche che hanno indagato, per fare alcuni esempi, i campi del lavoro penitenziario, delle carriere criminali e della recidiva, della tutela dei diritti e del reingresso in società a seguito del fine pena.
Non meno rilevante è la prospettiva della didattica universitaria. L'esperienza dei Poli Universitari all'interno degli istituti penitenziari, vede proprio Torino tra i precursori di un movimento secondo il quale il riconoscimento dei diritti - e quindi anche di quello allo studio - costituisce uno dei pilastri per la riacquisizione di forme di cittadinanza attiva fra soggetti provenienti da un percorso di esecuzione penale. Accanto all'esperienza del Polo Universitario, le pratiche delle cliniche legali hanno contribuito ad avvicinare gli studenti universitari con la realtà del carcere, adottando un modello di didattica esperienziale di cui hanno beneficiato studenti, docenti e, crediamo, anche la comunità penitenziaria.
Infine, l'istituzione penitenziaria è un terreno dove l'Università sperimenta interventi di "terza missione", finalizzati alla diffusione dei risultati delle ricerche accademiche, nell'ottica di un significativo impatto pubblico degli studi condotti in ambito accademico. Anche da questo punto di vista il caso torinese è stato in questi anni tra i più significativi, là dove il rapporto fra istituto penitenziario e Università si è concretizzato in iniziative quali rassegne cinematografiche, dibattiti, interventi di supporto ai familiari delle persone detenute, ecc.
Le aree di intervento appena menzionate si fondano sulla convinzione che una delle modalità più efficaci per superare gli aspetti più de-umanizzanti delle istituzioni totali sia favorirne una minore opacità. Da questo punto di vista, il modello del "carcere trasparente", che proprio a Torino ha avuto un'ispiratrice come Bianca Guidetti Serra, è ciò che ha mosso molti docenti, ricercatori e altro personale universitario a confrontarsi con il carcere. La convinzione di molti di noi è sempre stata quella secondo la quale l'ingresso della società civile avrebbe potuto contribuire a rendere tale istituzione meno oppressiva e favorire una maggiore coerenza con i principi e i valori che hanno ispirato i padri costituenti al momento della redazione dell'art. 27 della Costituzione Repubblicana.
I fatti emersi in questi giorni appaiono come sconfortanti da diversi punti di vista, ma possono anche essere occasione per un rinnovato impegno di tutti nella direzione appena richiamata.
Sappiamo che l'indagine giudiziaria nasce a seguito di un esposto della Garante dei diritti delle persone private della libertà della Città di Torino e del ruolo svolto, a seguito delle visite ispettive, dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. L'operato di tali figure di garanzia si rivela, a nostro parere, come un baluardo fondamentale, sia nella promozione e tutela dei diritti, sia nella prospettiva di una sempre maggiore "trasparenza" delle pratiche penitenziarie e dell'esecuzione delle pene. Nessuna vicenda e nessuna reazione che - su piani diversi - essa può suscitare, può metterne in discussione la presenza e l'agire all'interno della istituzione interessata.
Per tali motivi in quanto docenti universitari impegnati in carcere o comunque interessati alla sua vita come istituzione della società in cui tutti viviamo, intendiamo esprimere il nostro apprezzamento e la piena solidarietà nei confronti di Monica Cristina Gallo, e di tutte le figure di garanzia nazionali e locali operanti nel sistema penitenziario.
Per parte nostra rinnoviamo l'impegno e la disponibilità della comunità accademica a operare per un futuro nel quale le pratiche dell'istituzione penitenziaria siano pienamente conoscibili alla comunità esterna e i diritti fondamentali di chi è privato della libertà siano sempre nei fatti garantiti, conformemente allo spirito e alla lettera della Costituzione e delle leggi che regolano questo delicato settore. Insieme assicuriamo l'impegno e la disponibilità a sostenere - con le diverse competenze che possiamo mettere a disposizione - quanti nelle istituzioni operano, affinché sappiano affrontare al meglio le molte difficoltà che incontrano quotidianamente nello svolgimento dei loro compiti.
Sottoscrivono:
Davide Petrini, Professore Ordinario di Diritto penale, Università di Torino
Franco Prina, Professore Ordinario di Sociologia del diritto e della devianza, Università di Torino
Claudio Sarzotti, Professore Ordinario di Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
Laura Scomparin, Professoressa Ordinaria di Diritto processuale penale, Università di Torino
Giovanni Torrente, Ricercatore in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
Daniela Adorni, Ricercatrice in Storia contemporanea, Università di Torino
Costanza Agnella, Dottoranda in Diritti e Istituzioni, Università di Torino
Alessandra Algostino, Professoressa Associata di Diritto costituzionale, Università di Torino
Perla Arianna Allegri, Assegnista di ricerca in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
Filippo Barbera, Professore Ordinario di Sociologia dei processi economici, Università di Torino
Marinella Beluati, Professoressa Associata di Sociologia dei processi culturali, Università di Torino
Cecilia Blengino, Ricercatrice in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
Gian Mario Bravo, Professore Emerito di Storia delle dottrine politiche, Università di Torino
Sandro Busso, Ricercatore in Sociologia politica, Università di Torino
Maddalena Cannito, Assegnista di ricerca, Università di Torino
Francesco Caprioli, Professore Ordinario di Diritto processuale penale, Università di Torino
Mario Cardano, Professore Ordinario di Sociologia della salute, Università di Torino
Renzo Carriero, Professore Associato di Sociologia, Università di Torino
Francesco Costamagna, Professore Associato di Diritto dell'Unione europea, Università di Torino
Amedeo Cottino, Professore di Sociologia del diritto, Università di Torino
Massimo Cuono, Ricercatore in Filosofia politica, Università di Torino
Roberto Di Monaco, Ricercatore in Sociologia, Università di Torino
Alessandra Durio, Ricercatrice in Statistica, Università di Torino
Valeria Ferraris, Ricercatrice in Sociologia del diritto e della devianza, Università di Torino
Luigi Gariglio, Ricercatore in Sociologia, Università di Torino
Michele Graziadei, Professore Ordinario di Diritto privato comparato, Università di Torino
Enrico Grosso, Professore Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Torino
Daniela Izzi, Professoressa Associata di Diritto del lavoro, Università di Torino
Gabrielle Laffaille, Lettrice di lingua francese, Università di Torino
Fabio Longo, Ricercatore in Diritto pubblico comparato, Università di Torino
Matteo Lupano, Professore Associato di Diritto processuale civile, Università di Torino
Giulia Mantovani, Professoressa Associata di Diritto processuale penale, Università di Torino
Valeria Marcenò, Professoressa Associato di Diritto costituzionale, Università di Torino
Dora Marucco, Professoressa di Storia delle istituzioni politiche, Università di Torino
Alfio Mastropaolo, Professore Emerito di Scienza politica, Università di Torino
Michele Miravalle, Assegnista di ricerca in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
Manuela Naldini, Professoressa Associata di Sociologia della famiglia, Università di Torino
Tiziana Nazio, Ricercatrice in Sociologia generale, Università di Torino
Guido Neppi Modona, Professore Emerito di Istituzioni di diritto e procedura penale, Università di Torino
Elisabetta Palici di Suni, Professoressa Ordinaria di Diritto pubblico comparato, Università di Torino
Valentina Pazè, Professoressa Associata di Filosofia politica, Università di Torino
Marco Pelissero, Professore Ordinario di Diritto penale, Università di Torino
Maria Teresa Pichetto, Professoressa di Storia del pensiero politico, Università di Torino
Francesco Ramella, Professore Ordinario di Sociologia dei processi economici, Università di Torino
Franca Roncarolo, Professoressa Ordinaria di Scienza Politica, Università di Torino
Daniela Ronco, Assegnista di ricerca in Filosofia e Sociologia del diritto, Università di Torino
Rocco Sciarrone, Professore Ordinario di Sociologia economica, Università di Torino
Cristina Solera, Ricercatrice in Sociologia, Università di Torino
Andrea Sormano, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Torino
Lorenzo Todesco, Ricercatore in Sociologia generale, Università di Torino










