di Stefania Aoi
La Repubblica, 13 aprile 2026
L’esperienza al Lorusso e Cutugno e in altri istituti penitenziari messa al servizio di Palazzo civico con una consulenza. Favaro: “Contrastare la recidiva e favorire in reinserimento aumenta la sicurezza in città”. Palazzo di Città arruola l’ex direttore del Lorusso e Cutugno, Pietro Buffa. Obiettivo: riorganizzare i percorsi di inserimento sociale e lavorativo dei detenuti a fine pena o di quelli sottoposti a misure alternative. La vicesindaca Michela Favaro spiega a Repubblica: “Troppo spesso i detenuti, una volta fuori, tornano a delinquere. E questa è una questione sociale ed economica e non contribuisce a creare un clima di sicurezza nella nostra città”.
Palazzo Civico vuole costruire un piano d’azione più efficace, potenziando le risposte all’emergenza del sistema carcerario, contattando le aziende per creare una rete. Il tempo che si è data l’amministrazione è di qualche mese. Si lavorerà in coprogettazione grazie a un milione di euro per due anni offerto dalla Compagnia di San Paolo. E per farlo è sceso in campo colui che è ricordato tra i migliori direttori che il Lorusso e Cutugno abbia mai avuto. Sessantasei anni, una laurea in Scienze politiche, una specializzazione in criminologia clinica, un dottorato di ricerca in Sociologia del diritto, Buffa ha già iniziato ad offrire la sua consulenza per il Comune in modo del tutto gratuito.
Non si parte da zero. Oggi la città realizza diverse attività, come l’accompagnamento al lavoro degli ex detenuti. “Ma riusciamo a seguire un centinaio di persone all’anno, attorno alle quali vengono costruiti percorsi di reinserimento”, racconta Favaro. Solo due giorni fa la vicesindaca ha lanciato, proprio dalla struttura carceraria dove è stato inaugurato l’anno accademico del Polo universitario penitenziario, un appello alla Regione, invitandola a eliminare le tasse universitarie per i detenuti, in modo da consentire loro di laurearsi più facilmente e reinserirsi meglio nella società, una volta fuori. “Oggi sono oltre 300 le persone che studiano in carcere e 50 i detenuti iscritti a studi universitari su 1.500”. Anche il basso tasso d’istruzione rende più difficile per un detenuto trovare spazio in una società sempre più competitiva.
“In Italia il 70% di coloro che vengono scarcerati commette un nuovo reato”, spiega la vicesindaca. Per il Comune, restituire la percezione di sicurezza ai cittadini significa agire anche su questo fronte. Gli altri due sono quello della presenza degli agenti di polizia: oggi a Torino ne mancano 120. E di questo aspetto si deve occupare la questura. Mentre un altro fronte è quello della riqualificazione urbana e sociale delle aree degradate. “E qui noi, come amministrazione, stiamo facendo la nostra parte. Nelle periferie abbiamo investito oltre 300 milioni di euro”, dice la vicesindaca.
Buffa, torinese, ha dalla sua una lunga carriera iniziata nel 1993. Ha assunto la direzione di diversi istituti penitenziari: Asti, Alessandria, Saluzzo e Torino. Poi ha ricoperto per anni l’incarico di direttore generale del personale nel Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. “Vogliamo - dice Favaro - che ci supporti nella scelta degli strumenti più efficaci per reinserire chi esce dal penitenziario. Oggi le condizioni del carcere torinese non aiutano. L’edificio è carente sotto tanti punti di vista e servirebbe l’intervento dello Stato”. Sovraffollato, il Lorusso e Cutugno è considerato il fanalino di coda tra le carceri italiane, come ammesso dallo stesso sindaco Lo Russo in più occasioni. “Di sicuro - conclude la vicesindaca - ciò che potremo fare come amministrazione, lo faremo”.











