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di Bernardo Basilici Menini


La Stampa, 24 dicembre 2021

 

L'analisi dell'ufficio comunale. E la Città si costituirà per la prima volta parte civile nel processo contro i pestaggi in carcere. Meno del 20% delle persone detenute all'interno del Cpr di Torino viene rimpatriata nel proprio paese di provenienza. Numeri che fanno parlare gli addetti ai lavori di "un fallimento del sistema di detenzione amministrativa".

Nei giorni in cui i carabinieri del Nas hanno effettuato una nuova perquisizione, nell'ambito dell'inchiesta aperta dopo il suicidio di Moussa Balde, lo scorso maggio, non si placano i dubbi intorno al Centro di permanenza e rimpatrio. A intervenire sulla questione è l'Ufficio garante dei detenuti del Comune, che da tempo ha messo sotto la lente la struttura: "Dall'inizio dell'anno a fine novembre su 601 persone trattenute solo 111 sono state rimpatriate. I dati mostrano con evidenza il fallimento del sistema, che oltre a essere inefficiente produce inestimabile sofferenza", la severa relazione della struttura guidata da Monica Cristina Gallo.

Insomma, se il Cpr è un posto dove le persone si fermano il tempo necessario al rimpatrio, questa funzione sembra essere tale solo sulla carta. E mentre sono dentro "continuano i tentativi di autolesionismo, che negli ultimi mesi hanno raggiunto cifre paurose: circa 100 eventi critici negli ultimi due mesi". Pochi giorni fa, peraltro, a seguito di un sopralluogo di esponenti di Luv e Sinistra Ecologista era emerso come per gli ospiti della struttura fosse impossibile vaccinarsi. Una circostanza a cui l'Asl di Torino ha smentito.

Ma la vicenda del Cpr non è l'unico argomento a tenere banco nel lavoro dell'Ufficio del garante. Che ieri, durante la conferenza stampa di fine anno del Consiglio comunale, ha ufficializzato "l'atto di costituzione di parte civile" nell'ambito dell'inchiesta per maltrattamenti aperta dalla procura di Torino su 23 agenti di polizia penitenziaria del carcere cittadino Lorusso-Cutugno. Una decisione formalizzata lo scorso 18 dicembre durante l'udienza preliminare, che "ha visto il sostegno della giunta comunale", che a metà del mese in corso ha deciso di sostenere quell'iniziativa per le vie istituzionali. D'altronde la situazione di prigioni e Cpr dalla pandemia è ulteriormente peggiorata. Tanto che il Garante spiega come "nel 2021 è notevolmente aumentato il numero di interventi in materia di diritto alla salute e l'Ufficio ha realizzato innumerevoli attività volte ad umanizzare le condizioni detentive". In questo quadro il Covid "ha amplificato le falle di un sistema e i suoi numerosi limiti, come la carenza di attività trattamentali negli istituti di pena, gli spazi ridotti e occupati oltre la loro capienza regolamentare, la scarsa salubrità degli ambienti, spesso degradati, soprattutto quelli destinati alla cura e al trattamento sanitario".