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di Caterina Stamin

La Stampa, 18 gennaio 2025

Mario Serio sul caso del carcere minorile: “Così sono spogliati completamente della loro dignità”. “Si potrebbero equiparare le condizioni dei detenuti che dormono per terra alle carceri iraniane, come dimostra la triste esperienza di Cecilia Sala”. Sul caso dei ragazzi che riposano su un materasso appoggiato direttamente al pavimento nel carcere minorile Ferrante Aporti, interviene il Garante nazionale dei detenuti Mario Serio. E dice: “Quei ragazzi sono spogliati completamente della loro dignità”.

Qual è la situazione dentro l’istituto di Torino?

“I dati che cita il garante del Piemonte, Bruno Mellano, parlano di un sovraffollamento di 8 unità: su 46 posti disponibili ne sono occupati 54. Ed è particolarmente grave proprio perché riguardano un istituto penitenziario minorile”.

Sono gli otto detenuti che dormirebbero sui materassi appoggiati a terra.

“Sì, e non è più solo un problema di sovraffollamento ma di condizione degradante della persona. È inaccettabile”.

Viste le condizioni dovremmo temere un’altra rivolta, dopo quella di agosto?

“Purtroppo è inevitabile. La successione di queste condizioni materiali e psicologiche è talmente gravosa che può eccitare gli animi e costituire la scintilla che può far scoppiare l’incendio. Bisogna prevenire azioni violente, che impegnano anche la polizia penitenziaria in un compito delicato e talvolta rischioso. Voglio sottolineare un fatto”.

Quale?

“La denuncia sulle condizioni del Ferrante Aporti è arrivata anche da un sindacato che rappresenta la polizia penitenziaria, il che implica che a soffrire delle carenze carcerarie siano i detenuti ma anche gli agenti costretti ad agire in circostanze estreme, che possono mettere a repentaglio la loro stessa incolumità. È fondamentale ascoltare anche la loro voce”.

Si sta facendo troppo poco?

“Sì, ed è interesse dello Stato non tollerare la situazione di cui stiamo parlando. Ma al momento non percepiamo nessuna avvisaglia che lascia intendere che potrà cambiare”.

È un appello al ministero della Giustizia?

“Naturalmente, e anche al Parlamento: per ridurre sovraffollamento e rendere vivibili le condizioni carcerarie occorrono interventi da parte dei titolari di responsabilità”.

Per il Ministero le brandine venivano “rotte dai detenuti” e “l’utilizzo di letti più rigidi ma non fissati al suolo avrebbe potuto creare problemi di sicurezza”. Cosa ne pensa?

“È una risposta che ha il pregio della sincerità perché rappresenta le cose come stanno. Ma fa anche impallidire: è una dichiarazione di impotenza dell’amministrazione penitenziaria rispetto al problema della dignità in carcere”.

L’annunciata apertura di nuove strutture a Rovigo e Lecce potrebbero essere una soluzione al sovraffollamento?

“È una notizia incoraggiante, ma il dato di fatto è che occorre trovare risposte immediate per il tempo che intercorre tra l’oggi e il giorno di apertura e di concreto funzionamento di queste carceri. Non si può immaginare che la situazione attuale si protragga ancora”.

Quali misure si potrebbero adottare nel breve termine?

“Prima che venisse approvato il provvedimento “svuota carceri” - che non sembra affatto aver raggiunto gli obiettivi che si proponeva - era in discussone la proposta di legge Giachetti, che indicava proposte concrete volte alla decongestione. Riprendere in esame quel disegno consentirebbe di riaprire la discussione per trovare risposte non più rinviabili, tra cui i provvedimenti di clemenza come amnistia e indulto. Ovviamente non si tratterebbe di una misura di carattere generale e indiscriminato, ma ragionata per non turbare la sicurezza sociale né per dare la falsa impressione che lo Stato non sia in grado di assicurare l’effettività della pena”.

Potrebbe aiutare anche trasferire alcuni detenuti?

“Se non peggiorassero però le condizioni delle carceri in cui il trasferimento si dovrebbe attuare. E poi non bisognerebbe turbare gli equilibri psicologici e familiari dei detenuti, che potrebbero soffrire dell’allontanamento dalle residenze proprie e dei propri familiari”.

Il carcere nella sua funzione rieducativa ha fallito?

“Ci sono istituti dove non viene assolta, ma esistono anche realtà attente alla crescita, anche professionale, dei detenuti. Il mio auspicio è che queste iniziative si moltiplichino”.

Da dove ripartire?

“Dalla sinergia tra istituzioni, governo e Parlamento, e gli enti del terzo settore. Non dobbiamo cedere alla rassegnazione, all’inerzia e al fatalismo”.