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di Simona Lorenzetti

Corriere di Torino, 19 marzo 2022

“Il sistema carcerario italiano non è una Cenerentola ma un tema centrale, una grande questione di civiltà”. Così il segretario del Pd Enrico Letta in occasione dell’agorà dedicata al tema. “Tutte le statistiche e le ricerche ci raccontano la drammatica situazione italiana, sul sistema carcerario, rispetto agli altri Paesi. Non possiamo continuare a pensare che questo sia un tema Cenerentola. È una grande questione di civiltà”. Il segretario del Pd Enrico Letta parte da questo dato di fatto per spiegare l’impegno e la disponibilità dei dem ad affrontare in maniera costruttiva l’emergenza carcere. L’occasione è stata l’agorà, la piattaforma del partito che punta ad essere “luogo” di dialogo, confronto e proposte. L’appuntamento organizzato dalla senatrice Anna Rossomando (responsabile Giustizia e Diritti del Pd) aveva proprio come tema “Il carcere nella società civile per una pena rispettosa della Costituzione”.

“Ci sono principi di carattere generale e costituzionale, di diritto e di decenza nel nostro Paese che vanno rispettati per quanto riguarda questo tema - ha continuato Letta. È necessario un approccio non residuale”. Non è un caso che il dibattito sia stato organizzato a Torino, dove il carcere è finito al centro di polemiche e inchieste giudiziarie. La stessa ministra Marta Cartabia - la scorsa settimana in occasione di una visita al Lorusso e Cutugno - aveva messo in luce le criticità: “Ho visto un luogo disumano, sia per i detenuti che per gli operatoti che vi lavorano”.

Parole che spingono a una riflessione. “È un istituto di pena problematico, ma non così disgraziato”, ha esordito Mara Lupi, comandante della polizia penitenziaria. La dirigente ha voluto sottolineare anche i tanti progetti che vengono organizzati con le associazioni di volontariato. “Certo, ci sono delle criticità. Ma prima di tutto bisogna intervenire per dare istruzione e lavoro ai detenuti. Molti agenti mi dicono: “Se stanno bene loro, stiamo bene anche noi”.

Non c’è dicotomia, ci sono buone possibilità per lavorare tutti nella stessa direzione. Se da un lato bisogna potenziare la presenza di assistenti sociali ed educatori, dall’altra si deve insistere sulla formazione degli agenti. Servirebbe, inoltre, un supporto psicologico fisso per la polizia penitenziaria”. Istruzioni e lavoro sono gli strumenti attraverso i quali è possibile il reinserimento e il recupero della popolazione carceraria.

“Ridurre la recidiva significa aumentare la sicurezza dei cittadini - ha sottolineato il deputato Andrea Giorgis. Durante la pandemia, per arginare il sovraffollamento e i contagi sono state adottate misure straordinarie per favorire l’esecuzione della pena residua non superiore a 18 mesi: l’aumento della detenzione domiciliare, di licenze e permessi per coloro che sono in regime di semilibertà e in lavoro esterno. La recidività non è aumentata, queste soluzioni devono diventare strutturali. Il carcere è un’estrema ratio, nei casi in cui non c’è pericolo sociale bisogna applicare forme alternative”.

A fare la sintesi dei tanti interventi che si sono susseguiti è stata Rossomando, che rimarca l’importanza della rete sociale formata da istituzioni, enti locali e terzo settore: “Servono anche riforme strutturali per istruzione, formazione e implementazione tecnologica. Per noi la pena non è solo il carcere, ma la ricerca di un percorso che porti il più possibile al recupero sociale dei detenuti ai quali vanno riconosciuti i diritti fondamentali”.