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di Attilio Piovano

La Voce e il Tempo, 14 marzo 2025

Grande emozione per l’allestimento del regio nel penitenziario delle vallette. “Un’esperienza unica e toccante”. È il commento che più ricorre tra coloro che hanno assistito, lunedì 10 marzo, alla rappresentazione del verdiano “Rigoletto” presso la Casa circondariale “Lorusso e Cutugno”. Per la prima volta, a Torino, un’opera lirica, a cura del Teatro Regio, viene allestita in un penitenziario: un’iniziativa di forte valenza sociale nel desiderio di abbattere sempre più le barriere tra “dentro e fuori” promuovendo il dialogo e ribadendo come il carcere, secondo il dettato costituzionale, debba essere innanzitutto luogo di educazione e riabilitazione e non solo di espiazione. Un progetto pilota in cui il teatro si fa ponte tra la comunità penitenziaria e la società civile.

“Vedere i detenuti in piedi, compostissimi all’arrivo di giornalisti e invitati” dice il direttore artistico del Teatro Regio, Cristiano Sandri, il principale artefice dell’”opera dietro le sbarre” grazie alla piena condivisione da parte del Sovrintendente Jouvin “è stato motivo di forti emozioni e così pure il loro silenzio assoluto e la grande attenzione durante la rappresentazione”. Ancora, alcuni (i ristretti presenti hanno un’età tra i trenta e i quarant’anni) accennavano sommessamente a mezza voce a “La donna è mobile”, la pagina più nota del capolavoro di Verdi, e un paio di loro - prosegue Sandri - “hanno preso parte attiva all’esecuzione azionando la macchina del vento e del tuono”, per la scena madre (quella del temporale in cui il protagonista vede la figlia Gilda prossima a morirgli tra le braccia, ndr), affiancando l’esperto Giulio Laguzzi che dal pianoforte ha curato la direzione musicale dello spettacolo ‘sostituendo’ magistralmente l’intera orchestra.

“Tutto nasce da un’idea di Vittorio Sabadin che ha curato una riduzione drammaturgica di ‘Rigoletto’ per le scuole” spiega il direttore artistico del Regio “proponendo di estendere il progetto, grazie a un ulteriore adattamento, all’ambito carcerario. Una proposta che “ho subito accolto con favore forte di precedenti, analoghe esperienze in tal senso a Parma, con il pieno appoggio della Sovrintendenza, delle maestranze, l’entusiasta disponibilità del direttore della Casa circondariale Elena Lombardi Vallauri e il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo”.

Progetto che si è realizzato con insolita rapidità, concretizzandosi nel giro di poche settimane, dopo un sopralluogo al laboratorio di falegnameria del penitenziario dove, a cura degli stessi ristretti sulla base del progetto di Susi Ricauda Aimonino, sono stati costruiti l’impianto scenico girevole, volto a “rendere “ i luoghi dell’azione, le scenografie essenziali, ma efficaci come pure i costumi approntati da Laura Viglione, realizzati praticabili, sgabelli, pedane e oggetti di scena in legno. Protagonisti i giovani artisti del Regio Ensemble, e dunque Janusz Nosek (Rigoletto), Albina Tonkikh (Gilda), Daniel Umbelino (Il duca di Mantova), Siphokazi Molteno (Maddalena), Tyler Zimmerman (Sparafucile e il Conte di Monterone).

Ad affiancare i cantanti anche l’attrice Chiara Buratti a cui è stata affidata la narrazione dei testi di raccordo e tra il pubblico anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo. “I timori, soprattutto in considerazione dei tempi stretti, non erano pochi” conclude Sandri “ma alla fine hanno vinto la gioia e l’emozione, l’entusiasmo e le chiamate sul palco ci hanno ripagati dell’impegno profuso; uno straordinario risultato e un arricchimento personale per ciascuno di noi. Ci auguriamo possa essere l’inizio di un vero e proprio futuro percorso”.