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di Monica Sicca

La Stampa, 17 ottobre 2025

La privazione affettiva è il tema della piece “Ma l’amore no”. La vita in carcere significa sofferenza e difficoltà sia per chi è recluso, sia per i familiari, entrambi in attesa di un colloquio, un contatto, un messaggio. In carcere manca tutto, ma l’assenza più forte è quella affettiva, con il detenuto privato di una parte fondamentale della sua vita: i sentimenti. Come si può sopravvivere a questa privazione? Davvero in un percorso di riabilitazione e di presa di coscienza dei propri errori è necessario eliminare l’affettività e l’amore?

Domenica 19 ottobre alle 18,30 il Sermig - Arsenale della Pace di Torino (in piazza Borgo Dora 61) ospita lo spettacolo “Ma l’amore no” di Grazia Isoardi e Marco Mucaria (quest’ultimo anche coreografo). Lo portano in scena i detenuti della sezione di alta sicurezza della Casa di Reclusione di Saluzzo, lo promuove il Fondo Alberto e Angelica Musy, da oltre 10 anni impegnato nel sostegno ai detenuti. Nato dal progetto teatrale della Cooperativa Voci Erranti, lo spettacolo dà voce ai pensieri e alle emozioni dei detenuti, affrontando un tema ancora troppo poco discusso, come il diritto all’affettività in carcere. Un viaggio intenso che ricorda come l’amore resti un bisogno fondamentale e universale, anche dietro le sbarre.

“Ma l’amore no” è il risultato del lungo cammino della compagnia Voci erranti, oggi ponte tra i cittadini reclusi e quelli liberi, come opportunità di crescita culturale e luogo di formazione per artisti e studenti universitari. È significativo che si tratti dell’unica realtà in Italia di teatro in carcere che va in trasferta senza la scorta della polizia penitenziaria, grazie alla volontà della direzione dell’istituto penale di Saluzzo. L’ingresso è gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria sul sito donorbox.org.