di Filomena Greco
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2025
Graffino: “Guardiamo alle buone pratiche per favorire l’inserimento”. Un obiettivo chiaro, arrivare ad un Protocollo d’intesa per sostenere i progetti di inserimento dei detenuti nelle imprese, in una situazione complessa come quella dell’affollamento degli istituti di pena. È il tema al centro di un appuntamento organizzato dai Giovani imprenditori dell’Unione industriali di Torino. “In questo momento non guardiamo ai numeri ma alle buone pratiche da mettere in campo per favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti, facendo cultura d’impresa, coordinandoci con realtà come la Fondazione Ufficio Pio e il Fondo Musy, e cercando di ridurre la burocrazia” sottolinea la presidente Barbara Graffino.
Le imprese, sottolinea il presidente dell’Ui di Torino Marco Gay, “possono essere motore di un cambiamento positivo e interpreti di processi in grado di dare benefici all’intera collettività”. Il Piemonte resta nella media sul fronte dell’affollamento degli istituti penitenziari- al 117%rispetto ad una media comunque alta in Italia, al 119% - ma con situazioni al limite come quella del carcere di Torino che raggiunge il 132%. Un terzo dei detenuti è attualmente impiegato in attività perlopiù alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria ma solo l’i% opera in una impresa privata.
I numeri per il Piemonte li dà Mario Antonio Galati, provveditore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta: sono 132 i detenuti in semilibertà impegnati in attività lavorative fuori dal carcere, un decimo del totale in Italia. Da un lato, dunque le buone pratiche di società private come Cisco, che gestisce una piattaforma di formazione sulle certificazioni informatiche che coinvolge detenuti. Accanto a enti del terzo settore come l’Ufficio Pio di Compagnia di Sanpaolo o il Fondo Alberto e Angelica Musy, “che rappresenta le vittime, interessate al reinserimento in società dei detenuti per ridurre recidive e dare opportunità per il futuro” spiega Angelica D’Auvare.
Dall’altro invece la complessità della costruzione di percorsi che mettano insieme i dettami della Costituzione, come ricorda il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, con l’attenta analisi dei profili psicologici dei detenuti, l’offerta di formazione e la creazione di opportunità di lavoro fuori e dentro il carcere. “Proprio esperienze di lavoro all’interno del carcere - spiega la direttrice della Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, Elena Lombardi Vallauri - possono fare da cerniera con l’esterno. Vogliamo rendere normale questo approccio e avere sempre un gruppo di detenuti pronti a intraprendere percorsi lavorativi e di recupero”.
Da luglio scorso è operativo il Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale presso il Cnel a sostegno della cooperazione tra diverse realtà per costruire un sistema integrato per il reinserimento lavorativo dei detenuti.










