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di Irene Famà

La Stampa, 1 dicembre 2022

“Bisogna intervenire sul tema della salute mentale e investire di più sul personale specializzato”. Al Lorusso e Cutugno le visite psichiatriche sono raddoppiate, raggiungendo anche trenta consulti giornalieri. E i dati, presentati a Palazzo Civico durante una commissione ad hoc, raccontano disagi e problematiche dietro le sbarre del carcere torinese. Nel 2021, le prestazioni ambulatoriali sono state 3882 e il 30% ha avuto carattere d’urgenza. I detenuti sottoposti a visite psichiatriche sono stati 152: il 38% per psicosi, il 29% per disturbi della personalità e il 14% con diagnosi non specifica. I Tso, trattamento sanitario obbligatorio, richiesti all’interno del penitenziario sono stati ventuno.

Un carcere sovraffollato, quello nel quartiere Vallette, con 1.444 reclusi per una capienza di 1.100. Dove c’è carenza di assistenza sanitaria e di personale e detenuti in un tale stato di povertà che fuori, senza famiglia, casa e lavoro, non vedono né futuro né opportunità. Il 60% è in carcere su misura cautelare, più di 500 detenuti hanno problemi di tossicodipendenza e diversi hanno problemi psichici.

“Ho richiesto una commissione di questo tipo per riflettere insieme, a partire da dati oggettivi, su quanto si stia facendo e su quanto sia necessario intervenire sul tema della salute mentale”, spiega il consigliere comunale Pd Vincenzo Camarda. “Questo permette di sollecitare chi ha responsabilità sanitarie ad aumentare gli investimenti sul personale specializzato e aiuta a sviluppare politiche di prevenzione e di sostegno a quelle progettualità alternative e riabilitative”.

La catena di suicidi nelle carceri italiane, settantasette in un anno, di cui quattro a Torino, ha acceso un faro sulla situazione dei detenuti. E sollevato diverse problematiche: prima tra tutti quella dell’assistenza psicologica. In molti, dal mondo politico agli operatori del carcere, hanno sottolineato come sia necessario potenziare i servizi di psichiatria, perché “la reclusione spesso acuisce la malattia”.

E la direttrice dell’istituto di via Adelaide Aglietta, Cosima Buccoliero, l’ha detto chiaro in diverse occasioni: “Servirebbe un operatore per ogni detenuto, ma non è possibile. E così si interviene per monitorare chi compie gesti eclatanti e le situazioni silenti di disagio sono difficili da individuare”.

Rinforzi al personale della polizia penitenziaria sono attesi nei prossimi mesi, così come qualche medico in più. E poi l’apertura del “Sestante”, l’area psichiatrica del carcere torinese finita al centro di polemiche e di indagini tuttora in corso, che è stata ristrutturata. Sono stati ripensati gli arredi. Una prima parte, l’ottava sezione, è stata inaugurata nelle scorse settimane con sedici posti letto, di cui sei destinati ai detenuti interni e dieci a chi arriva da altri penitenziari. La seconda parte, la settima sezione, con ventuno posti letto, di cui cinque per pazienti a rischio, quattro a rischio medio e dieci per pazienti in fase acuta, verrà aperta a gennaio.