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di Massimo Massenzio

Corriere Torino, 15 novembre 2022

La visita del componente della Commissione Giustizia dopo il quarto suicidio nel penitenziario (su 78 in totale). Blitz del senatore Scalfarotto al Lorusso e Cutugno: “Ma nella struttura anche eccellenze”.

Dopo due suicidi e due rivolte nel giro di poco più di un paio di settimane, la situazione esplosiva della casa circondariale Lorusso e Cutugno è finita sotto la lente di ingrandimento dei parlamentari eletti in Piemonte. Dopo la visita del senatore Pd Andrea Giorgis, ieri mattina all’ingresso del carcere delle Vallette si è presentato Ivan Scalfarotto (Italia Viva), membro della commissione giustizia di Palazzo Madama. Un’ispezione a sorpresa durata quasi tre ore, durante le quali ha ispezionato i padiglioni più critici dell’istituto penitenziario, accompagnato dal nuovo comandante della polizia penitenziaria Sarah Brunetti. Scalfarotto è stato fermato da diversi detenuti e ha voluto vedere la sezione dove due detenuti si sono impiccati nel giro di 15 giorni.

Il Padiglione C, dove anche Tecca Gambe si è tolto la vita: “È la parte peggiore, una “kasbah”, disordine assoluto - continua Scalfarotto -. Ho visto gente ferita e sentito urla che facevano rabbrividire. Ho incontrato un detenuto che mi ha portato a visitare la sua cella fatiscente. Poi si è sollevato la maglietta e mi ha mostrato le ustioni sul corpo che gli avrebbero fatto altri detenuti versandogli addosso l’olio bollente. Mi ha detto che da tre mesi era in quel padiglione, se fosse vero sarebbe davvero inquietante. Purtroppo chi prende decisioni sulle carceri non sa come è fatta una cella ed è come se un dentista non sapesse quanto male fa il trapano. I trattamenti inumani e degradanti sono criminogeni. La persona del reo è sacra perché lo Stato amministra la giustizia, non la vendetta. Questa è una priorità per il Paese, bisogna farsene carico e tornerò presto a Torino”

“Le condizioni del carcere? Sono la dimostrazione del fallimento dello Stato”. Parole dure quelle di Monica Cristina Gallo, garante dei diritti delle persone private della libertà per la Città di Torino. Dal 2015 a oggi Gallo ha denunciato moltissime volte le carenze strutturali del Lorusso e Cutugno, ma di cambiamenti se ne sono visti ben pochi: “Non posso che elogiare l’attuale direzione e quelle precedenti per l’impegno profuso, ma purtroppo le risorse dell’amministrazione penitenziaria centrale sono troppo poche”.

La struttura è fatiscente e solo sul Sestante (il “reparto degli orrori”) è stato deciso un intervento di ristrutturazione massiccia, sull’onda emotiva delle inchieste giudiziarie: “La stessa cosa bisognerebbe farla con tutti gli altri padiglioni. Chiuderli, trasferire i detenuti e procedere a una riqualificazione che restituisca dignità. Invece si continua a impegnare la “manutenzione ordinaria” e ciclicamente ci si trova ad affrontare problemi che si ripresentano”. Anche Gallo, come Scalfarotto, è convinta che il carcere in queste condizioni perda la sua funzione rieducativa: “Vale la teoria delle “finestre rotte”, ma in senso letterale - continua la garante. Se un detenuto è costretto a chiedere il silicone per chiudere gli spifferi alla fine non è strano che quelle finestre voglia romperle, invece di ripararle. È evidente che il sistema penitenziario va ripensato. Pensiamo a cosa si potrebbe fare a Torino con 700 detenuti invece di 1400. Andiamo incontro alle festività natalizie, un periodo storicamente critico, bisogna fare attenzione”.

Molte preoccupazioni sono state espresse anche dai sindacati di polizia penitenziaria. All’uscita del carcere due rappresentanti hanno incrociato casualmente il senatore Scalfarotto e hanno avuto un vivace confronto: “Siamo felici che un componente della commissione giustizia sia finalmente venuto a Torino, finalmente qualcosa si muove.

Da anni denunciamo lo stato pietoso delle Vallette. Abbiamo segnalato la presenza di ratti e scarafaggi e più in generale, condizioni insalubri per un ambiente di lavoro. Quasi quotidianamente raccontiamo le aggressioni subite dagli agenti, 35 dall’inizio dell’anno, ma finora nessuno ci ha risposto. Siamo pienamente convinti che sia fondamentale garantire i diritti dei detenuti, ma vorremmo che qualcuno, ogni tanto, pensasse anche ai nostri.

Un carcere sovraffollato dove mancano direttive precise da parte dell’amministrazione centrale, non è un luogo di rieducazione, ma un posto pericoloso. Dove un solo agente non riesce a proteggere i deboli dai soprusi dei forti”.

Le organizzazioni sindacali chiedono di essere ascoltati dal ministro della giustizia, Carlo Nordio dal sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e dal sindaco Stefano Lorusso. A Scalfarotto hanno mostrato le fotografie di alcuni dei 65 agenti feriti durante le “intemperanze” dei detenuti: “Non ci interessano le polemiche - hanno concluso -. Noi vogliamo un carcere trasparente come una “casa di vetro”, con telecamere nelle sezioni. Dove i detenuti non si rivoltano e rispettano le regole. Ma le regole ci devono essere e per questo chiediamo aiuto”.