di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 1 settembre 2024
Hanno approfittato del cambio turno della polizia penitenziaria per creare scompiglio e raggiungere la cella di un detenuto marocchino e pestarlo a sangue. I protagonisti di questa ennesima giornata di disordini e violenza sono stati alcuni reclusi albanesi. A denunciare l’episodio, avvenuto il 30 agosto nel Padiglione B del carcere Lorusso e Cutugno, è il sindacato Osapp che parla apertamente di “guerra tra bande” di detenuti di diversa nazionalità: la faida vede contrapposti albanesi e marocchini. Questi ultimi giovedì avrebbero sfregiato un detenuto albanese e il giorno dopo sarebbe scattata la rappresaglia.
Stando a quanto ricostruito dal sindacato, una quarantina di albanesi che occupano le celle della quarta sezione, al primo piano del padiglione, avrebbero approfittato del cambio turno degli agenti di polizia penitenziaria e forzando i cancelli della rotonda si sono diretti al terzo piano. Qui hanno fatto irruzione nella dodicesima sezione dopo aver aggredito la polizia penitenziaria, impossessandosi così delle chiavi dei cancelli interni e delle celle.
Infine, hanno raggiunto la stanza di un detenuto marocchino e lo hanno picchiato a sangue: le sue condizioni di salute sono molto gravi, ma non è in pericolo di vita. Nella rivolta sono stati feriti anche due agenti, che hanno cercato di opporsi al gruppo di albanesi: un poliziotto sarebbe stato travolto da una branda (usata per sfondare l’ingresso in sezione) e ha riportato la frattura di una costola con una prognosi di 20 giorni, il compagno se la caverà in 6 giorni.
“Per l’ennesima volta - spiega il segretario generale dell’Osapp Leo Beneduci - ci troviamo ad affermare che il carcere di Torino è totalmente “in mano ai detenuti”. Nella guerra tra bande, il personale di polizia risulta del tutto “impotente” ed incapace di reagire per tempo, come dimostra la sottrazione delle chiavi”. Per il sindacalista i problemi vengono sistematicamente sottovalutati dal Dap: “Il carcere di Torino e decine di altri penitenziari sul territorio nazionale sono privi di comandanti e direttori titolari. È ora che il Guardasigilli Carlo Nordio e i sottosegretari delegati Delmastro e Ostellari prendano atto del fallimento”.










