di Gianni Giacomino
La Stampa, 15 agosto 2023
La denuncia dei Garanti dei detenuti dopo le morti di Azzurra Campari e Susan John. C’è un dato su tutti che salta all’occhio e può riassumere il disagio patito dai detenuti rinchiusi nel carcere di Torino dove, nell’ultimo mese e mezzo si sono suicidate tre donne. Nel 2015 gli interventi del 118 per soccorrere persone ristrette al Lorusso e Cutugno risultano solo 2. Lo scorso anno sono stati ben 155 su una popolazione di circa 1.400 ristretti. La punta di un iceberg in costante crescita dal 2016, come evidenzia uno studio realizzato proprio dal Servizio di Emergenza sanitaria Territoriale 118.
Che non interviene solo per medicare le ferite degli agenti della polizia penitenziaria aggrediti dai reclusi, ma corre anche per curare chi tenta di farla finita, si procura lesioni o chi ha un attacco di cuore. “E all’arrivo dei medici e degli infermieri i codici di gravità sono quasi sempre confermati, anzi in alcuni casi, si sono anche trasformati in decessi - riflette amara Monica Gallo, la garante comunale delle persone detenute -. Anche i tempi di intervento delle ambulanze, dalla chiamata all’arrivo nel penitenziario, superano del doppio quelli definiti dai Livelli Essenziali di Assistenza e dalle tempistiche previste dalla normativa. È necessario trovare subito delle soluzioni per ridurre questa latenza, legata alla burocratizzazione del carcere che prevede tempi troppo lunghi di identificazione e controllo all’ingresso dell’istituto”.
In questo mondo a parte dietro le sbarre, però, manca il personale, le celle sono sovraffollate e si vive in un costante stato di tensione, nell’ultimo mese e mezzo si sono uccise tre detenute. Azzurra Campari, 28 anni, si è impiccata; Susan John, 43 anni, si è lasciata morire di fame e di sete, rifiutando cibo e cure per diciotto giorni, Graziana Orlarey, 52 anni, si è uccisa in cella a giugno. Le prime due erano recluse in quell’area destinata a chi ha fragilità psichiche e problemi comportamentali. Drammi umani vissuti nell’area per i detenuti con problemi sanitari e psichici che arrivano dopo gli allarmi quasi giornalieri lanciati dai sindacati dell’Osapp e del Sappe.
“Diciamo che sono le celle alla soglia della dignità - denuncia Michele Miravalle, il coordinatore nazionale dell’Osservatorio Antigone sulle condizioni di detenzione - e il guaio è che anche da altri istituti piemontesi dei detenuti con problemi psichici vengono trasferiti lì e così aumentano le problematiche, soprattutto per quanto riguarda i reclusi più giovani che sono i più fragili”. Miravalle continua: “Noi visitiamo spesso il Lorusso e Cutugno e, non nascondo che un po’ queste tragedie ce le aspettavamo. La verità - dice - è che bisognerebbe incentivare i giovani medici a lavorare in carcere, anche se è un ambiente difficile. Ma, purtroppo, la maggior parte dei concorsi finiscono deserti perché nessuno vuole andare”. Per Antigone l’altro grosso problema è legato alla durata delle pene “corte”, di un anno e mezzo o due. Dove il detenuto, spesso non abituato a stare dietro le sbarre, vive molto male i mesi che gli restano da scontare e, spesso, finisce nel baratro dello sconforto e della depressione.
“I dati emersi dalla mia richiesta di accesso agli atti fanno riflettere e dimostrano che c’è una forte esigenza di personale - dice il consigliere regionale Pd Daniele Valle -. Ora non bisogna più perdere tempo e servono investimenti concreti per ciò che riguarda la salute mentale in carcere e per i professionisti che lavorano nelle strutture. Servono incentivi e tutele”.









