di don Silvano Oni*
La Voce e il Tempo, 21 dicembre 2025
Sono in treno durante il viaggio di ritorno da Roma, dove ho vissuto la celebrazione del Giubileo dei detenuti. Ho il cuore pieno di emozioni e fatico a contenerle e mi sorprendo a commuovermi (sarà la vecchiaia?). Ho già partecipato ad altri momenti del Giubileo della Speranza ma questo l’ho sentito in modo del tutto particolare: è la prima volta che l’ho vissuto “da protagonista”. Era il Giubileo del mondo del carcere: sia degli agenti della polizia penitenziaria (con alcuni di loro siamo stati in pellegrinaggio a Lourdes) sia dei ragazzi ospiti dell’Istituto, quei ragazzi che incontro tutti i giorni al “Ferrante”. In carcere con loro se n’è parlato spesso.
I ragazzi del laboratorio di ceramica, ad esempio, hanno “costruito” una lampada benedetta da don Ciotti durante la sua visita lo scorso Natale: la sua fiamma significa che la speranza, anche debole fiammella, non deve mai morire nel loro cuore. Alcuni ragazzi mi hanno anche consegnato delle lettere da far pervenire direttamente al Papa, scritte più con il cuore che con la grammatica! Le ho lette e tutte hanno come elemento conduttore la speranza, il filo rosso di questo Giubileo! Proprio perché era il Giubileo dei carcerati mi sono sentito coinvolto completamente.
Tutto l’apparato “esteriore” è stato coinvolgente: dal ritrovarsi tra cappellani delle diverse carceri d’Italia, all’incontro con alcuni ragazzi detenuti che ormai riconosco subito anche se non sono del “Ferrante”. Li ho visti piacevolmente “nervosi”, perché stavano vivendo un momento per loro inimmaginabile, si sentivano i protagonisti, anche per il posto di rilievo che era stato loro giustamente riservato!
E poi la santa Messa in San Pietro presieduta da papa Leone: non ho fatto fatica a seguire l’omelia perché le sue parole davano voce ai miei pensieri. Alcune si sono scolpite nel mio cuore, perché le ho sentite “vere”, perché è ciò che cerco di vivere tutti i giorni: “Nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto”; “Non bisogna stancarsi, scoraggiarsi o tirarsi indietro, ma andare avanti con coraggio e tenacia”. Ma insieme a tutte queste emozioni cresceva dentro di me un velo di tristezza. Avevo sognato, da quando era stata fissata la data del 14 dicembre per il Giubileo dei detenuti, di poter far vivere questo momento così unico a qualche ragazzo del “Ferrante”.
Purtroppo non è stato possibile. Peccato! Perso nei miei pensieri, il tempo del viaggio di ritorno, altre volte interminabile, è volato e quando il treno è arrivato a Porta Susa mi sono chiesto: “cosa ti porterai per sempre da questo Giubileo?”. La risposta è sgorgata spontanea, ricordando le parole con cui il Papa ha concluso l’omelia, perché le ho sentite dette per me: “Anche di fronte alle sfide più grandi non sei solo! Gesù cammina con te e con Lui al tuo fianco qualcosa di bello e gioioso accadrà!”. La voce del controllore al microfono mi ha “svegliato”: “Siamo arrivati a Torino Porta Nuova. Fine corsa”. Non vedo l’ora di rivedere i miei ragazzi del “Ferrante”, perché la vita riprende e qualcosa di bello e gioioso accadrà! Io ci credo!
*Cappellano Ipm Ferrante Aporti









