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di Irene Famà

La Stampa, 24 giugno 2022

Fuori uso la macchina che scova gli ovuli di droga: i detenuti sospettati di averli ingeriti ora vengono portati in ospedale. Una macchina che si inceppa chiude la sezione filtro del carcere Lorusso e Cutugno di Torino. O meglio. Per ora la mette in stand by. “Sezione inagibile”, questo il termine tecnico. Sino a quando non si deciderà il da farsi.

In quella sezione, ben nota ai militari della droga, quelli che ingoiano ovuli per trasportarli e passare i controlli senza problemi, il ministero “ai media non permette visite”. L’aveva visitata lo scorso marzo la Guardasigilli Marta Cartabia e non aveva utilizzato mezzi termini: “È un posto inguardabile per la disumanità, sia per le condizioni in cui deve operare la polizia penitenziaria, sia per le condizioni dei detenuti”. Che esiste solo a Torino. Un posto “gelido, sporco e maleodorante”, per usare i termini del Garante nazionale dei detenuti. “Con le persone sedute a terra, con una coperta addosso, costrette a dormire senza brande e senza materassi a passare le giornate in cinque o sei assieme in una stanza di otto metri quadrati”.

Ecco. A chiudere, almeno per ora, la sezione considerata della “vergogna” è stato un ingranaggio di quel macchinario che serve per raccogliere gli ovuli. E lo spiega bene la direttrice del carcere, Cosima Buccoliero: “La macchina già da tempo dava dei problemi, ora non funziona più. Ma la manutenzione è complessa e in Italia non c’è nessuno che sia in grado di effettuarla”. Quindi? “Per ora le persone sospettate di aver ingerito ovuli verranno trasportate in ospedale. Bisogna però valutare quale sarà l’impatto sulle strutture sanitarie. Per ora il provveditorato l’ha dichiarata inagibile”.

Problema risolto? Per nulla. Ma solleva una riflessione. E la direttrice Cosima Buccoliero lo dice bene: “Quel malfunzionamento apre all’individuazione di soluzione alternative alla sezione filtro”. Era nata anni fa per evitare che gli ovuli si aprissero nello stomaco degli arrestati o che lo stupefacente entrasse in carcere. “Oggi - aveva detto Cosima Buccoliero durante la visita della ministra dell a Giustizia - bisogna interrogarsi sulla sua utilità”.

Certo, la sezione filtro non rappresenta il Lorusso e Cutugno. La direttrice della casa circondariale lo ribadisce spesso: “Purtroppo è una sezione, ma limitiamo gli equivoci. Non rappresenta l’intero carcere”.

Il Garante nazionale ne aveva chiesto la dismissione “fin dal 2017”. Si tratta di “sette celle senza bagno e senza doccia, senza arredo e, inizialmente, nemmeno i materassi”, per evitare che qualcuno nascondesse lì la droga. Una situazione ritenuta “inaccettabile”, che negli anni “poco era migliorata”.

Per adesso, nella sezione filtro, qualcuno ancora c’è. A fine mese sarà chiusa. Temporaneamente. Riaprirà? Chi può dirlo. Si valuteranno i costi di una nuova macchina, di un possibile contributo dell’Asl? Oppure si cercheranno altre soluzioni, così che la “sezione della vergogna” non esista più nemmeno a Torino?