di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 11 gennaio 2023
Durante la notte di Halloween al Ferrante Aporti è scoppiata una rivolta, capeggiata da un baby rapinatore milanese, e le tensioni sono proseguite per diversi giorni. Diverse celle sono state distrutte e la capienza dell’ipm è stata ridotta da 46 a 35 posti.
Che la situazione all’interno del Ferrante Aporti fosse critica era noto e l’evasione del sedicenne egiziano non ha sorpreso più di tanto i sindacati di polizia penitenziaria che avevano ripetutamente segnalato le carenze strutturali dell’istituto e quelle di organico del personale in servizio nel complesso di via Berruti e Ferrero. Da tempo, inoltre, al carcere minorile di Torino, già competente per Piemonte, Liguria, Valle d’aosta e la provincia di Massa Carrara, vengono inviati anche ragazzi da Liguria e Veneto a causa delle chiusure (parziali o totali) di centri come Milano e Treviso. Infine, come se non bastasse, la rivolta scoppiata lo scorso 31 ottobre ha avuto conseguenze pesantissime. Durante la notte di Halloween, i giovani detenuti, capeggiati da un 14enne milanese, hanno incendiato e distrutto diverse celle e i disordini si sono conclusi con un bilancio di 4 agenti feriti e 11 letti inutilizzabili. La capienza massima è stata quindi portata da 46 a 35 posti e molto spesso i “nuovi arrivati” restano per diversi giorni nel centro di prima accoglienza Radaelli (all’interno dello stesso complesso) in attesa di una sistemazione.
“Da anni denunciamo senza essere ascoltati, le criticità che si ripercuotono quotidianamente sull’esiguo personale che opera al Ferrante Aporti”, attaccano i vertici del sindacato Osapp. Secondo Vicente Santilli e Donato Capece, segretario regionale e generale del Sappe è necessario che “le politiche di gestione e di trattamento siano adeguate al cambiamento della popolazione detenuta minorile”. Nell’ambito del Pnrr oltre 25 milioni di euro sono stati stanziati per la ristrutturazione del Ferrante Aporti: “Una grande opportunità che deve essere sfruttata nell’ottica di una progettualità di ampio respiro - afferma il garante regionale dei detenuti Bruno Mellano -. Ne ho parlato con il sindaco Lo Russo e ho scritto al ministero chiedendo che la Città e il territorio siano coinvolti. L’intervento deve essere pensato su tutto il complesso che occupa una vasta area accanto alla Procura e al Tribunale per i Minori”. Anche per Mellano il Ferrante Aporti deve essere adeguato alle nuove caratteristiche della popolazione carceraria: “Parliamo soprattutto di minori non accompagnati che spesso si aggregano in bande o gruppi territoriali. La mia speranza, da garante, è che il carcere sia sempre l’ultima scelta, ma dovendo ristrutturarlo non si può non intervenire sulla qualità degli spazi. Come la saletta per le visite o le stanze del Cpa. E ragionare in un’ottica di inserimento nel contesto urbano e cittadino”.
L’evasione di un 16enne egiziano
Said è arrivato a Torino a dicembre con un ordine di custodia cautelare disposto dal gip presso la Procura di Genova per rapina aggravata. Compirà 17 anni fra pochi mesi, è nato in Egitto ed è entrato in Italia come “minore non accompagnato”.
È un ragazzo “vivace e carismatico” e la sua destinazione sarebbe dovuta essere l’istituto penale minorile del Ferrante Aporti, ma a causa del cronico sovraffollamento e dell’indisponibilità di posti letto, è rimasto sempre nel vicino centro di prima accoglienza Umberto Radaelli. Said non si è lasciato sfuggire l’occasione e ha approfittato delle misure di sicurezza attenuate all’interno del Cpa per progettare un’evasione da film.
Per almeno tre settimane ha scavato un buco nella parete coperta dal cassone dell’avvolgibile, proprio sopra finestra della sua stanza. Con ogni probabilità ha utilizzato uno scalpello artigianale, forse realizzato modificando una posata sottratta in mensa e nessuno si è mai accorto del suo meticoloso lavoro di muratura.
È riuscito persino a nascondere i detriti e nella notte tra lunedì e martedì, quando ha capito che il suo trasferimento nel carcere minorile era ormai imminente, ha deciso di entrare in azione. Sfoggiando un’abilità da contorsionista si è infilato nel cassone, lo ha richiuso senza fare troppo rumore e attraverso il foro nel muro si è calato nel cortile e ha raggiunto indisturbata la zona dei parcheggi il parcheggio. A questo punto fra lui e la libertà non restava che il muro di cinta, ma non è ancora chiaro se sia riuscito a scavalcarlo o se si sia nascosto dietro qualche auto aspettando l’apertura del cancello per l’entrata o l’uscita di qualche veicolo di servizio. Per scoprirlo e ricostruire tutti i momenti dell’evasione, gli agenti della polizia penitenziaria stanno visionando i filmati delle telecamere di videosorveglianza, ma ormai Said potrebbe essere già lontano.
La sua assenza è stata infatti scoperta molte ore dopo quando il personale è entrato nella stanza.










