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di Paolo Coccorese


Corriere di Torino, 21 dicembre 2019

 

Il detenuto più piccolo ha 15 anni. La sua biografia è coperta dalla privacy, ma la sua età è pubblica. Ha quindici anni il più giovane ospite del Ferrante Aporti. Più piccolo di Greta Thunberg, il ragazzino - come tutti gli altri 44 detenuti dell'istituto minorile - ha davanti a sé una sfida importante da vincere. Per sfortuna non è quella ambientale resa celebre della giovane svedese. Dopo la condanna ricevuta, è chiamato a riportare in carreggiata una vita finita troppo in fretta fuori strada. Una partita che dovrebbe veder partecipe l'intera società che, invece, sembra guardare con distacco le sorti delle strutture detentive come quella di Mirafiori.

Dietro gli spessi muri del carcere minorile si nascondono le più preoccupanti contraddizioni di questo presente. La prima? Nei primi sei mesi del 2019 al Ferrante Aporti c'è stato un aumento del 450 per cento della presenza di italiani con un'età compresa tra i 14 e i 15 anni rispetto all'anno precedente. Bambini (o poco più) con una lunga fedina penale e un futuro a rischio.

Ha ragione don Domenico Ricca, il prete che da 40 anni si occupa del carcere minorile, quando spiega che il Ferrante Aporti rischia di diventare "la periferia della periferia". La distanza dal centro non si misura solo in chilometri, ma addentrandosi nelle storie personali dei giovani detenuti. Nel primo semestre del 2019 è aumentata del 6 per cento la presenza di quelli nati nel nostro Paese, mentre calano gli stranieri. Ma non solo.

Al di là di una comune leggenda metropolitana, ovvero di una vulgata carceraria, gli ospiti per espiazione della pena diminuiscono del 32 per cento. Gli ingressi per custodia cautelare sono saliti in un anno del +89 per cento, mentre si sta assistendo a un cambio di rotta sul capitolo delle imputazioni di chi finisce dietro le sbarre del Ferrante Aporti.

Anche se rimane forte la presenza di condannati per delitti contro il patrimonio (furti e rapine, in particolare), negli ultimi mesi c'è stata un'impennata di quelli contro la persona. "Registriamo l'incremento di reati odiosi come maltrattamento in famiglia o tentato omicidio - spiega la direttrice Simona Vernaglione. Sono il simbolo di un disagio sociale che aumenta. Casi non molto presenti nel passato torinese". Costante il numero di soggetti usciti per collocamento in comunità. Mentre per quanto riguarda i trasferimenti non ci sono notevoli variazioni. A esclusione di quelli verso gli istituti per adulti (+75 per cento).