di Massimiliano Nerozzi
Corriere di Torino, 13 novembre 2022
Contano anche i gesti simbolici, in attesa (perenne) delle riforme: per questo, con una lunga lettera aperta, la Camera penale invita il Comune a “un minuto di silenzio cittadino, per ricordare coloro che si sono tolti la vita nel nostro carcere, per poi dare spazio a un serio programma di sostegno dell’istituzione carceraria”. È un modo per ricordare a tutti le condizioni vergognose della casa circondariale “Lorusso e Cutugno”.
Contano anche i gesti simbolici, in attesa (perenne) delle riforme: per questo, con una lunga lettera aperta, la Camera penale “Vittorio Chiusano” invita il Comune a “un minuto di silenzio cittadino, per ricordare coloro che si sono tolti la vita nel nostro carcere, per poi dare spazio a un serio programma di sostegno dell’istituzione carceraria”. È un modo, semplice ma istantaneo, per ricordare a tutti le condizioni vergognose della casa circondariale “Lorusso e Cutugno”: tra sovraffollamento (1400 detenuti per 1098 posti), strutture fatiscenti, inchieste, rivolte e suicidi.
“Se un uomo affidato alla custodia dello Stato si toglie la vita tutti noi abbiamo perso”, scrive il Consiglio direttivo, appena eletto dai penalisti del Piemonte occidentale e della Valle D’aosta. “I ripetuti suicidi verificatisi nel carcere “Lorusso e Cutugno”, al pari di episodi tristemente analoghi avvenuti nelle altre carceri piemontesi - argomenta la Camera penale - non possono e non devono lasciare indifferente la nostra città, perché rappresentano una ferita drammaticamente intollerabile”. Va da sé, tanti suicidi si trascinano il tema delle eventuali responsabilità, ma “questo non può bastare perché, di fronte alla morte, l’accertamento di chi ha sbagliato appare davvero riduttivo e anche un po’ inutile”.
Di certo è il tempo di “provare a cambiare le cose”, anche partendo da un minuto di silenzio, la prossima settimana: “Il nostro è un invito, misto di dolore e rabbia, rivolto alle istituzioni, politiche e non, perché mettano al primo posto della loro agenda investimenti di idee e di denari che possano aiutare il nostro carcere a recuperare un livello di adeguatezza”. Un’iniziativa rivolta anche “alla società civile, agli imprenditori, alle associazioni, a tutti i presidi sociali, alla magistratura, perché solo attraverso una rete di impegno si può pensare a un carcere più umano e a percorsi rieducativi effettivi per chi si trova ad affrontare la detenzione”.
L’avvocatura torinese - promette la lettera - è pronta a fare la propria parte, “per cercare soluzioni che consentano di avere una struttura carceraria adeguata”, senza dimenticare l’applicazione delle “misure alternative alla detenzione”. Non c’è bisogno di scomodare Voltaire - “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” - ma di aprire gli occhi.










