sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marina Lomunno


La Voce e il Tempo, 15 maggio 2020

 

"Sentiteci vicini a voi in questo periodo che vi mette a dura prova e affrontiamo insieme la sfida del domani... perché il domani arriverà e ci troverà tutti più forti di prima". Sono parole di incoraggiamento che gli insegnanti della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Torino, da anni impegnata nell'erogazione di corsi di formazione professionale all'interno del carcere torinese, hanno inviato a tutti gli allievi "dietro le sbarre" in un messaggio fatto pervenire alla Direzione.

"A causa dell'emergenza coronavirus le nostre attività sono ancora bloccate, primi tra tutti i corsi nelle carceri, dove non possiamo arrivare nemmeno con la formazione a distanza", spiega Alessia Bondone, responsabile Area Comunicazione e Risorse Umane della Fondazione. "Per questo abbiamo ritenuto importante comunicare ai nostri allievi ristretti che questa pausa forzata, che obbliga a interrompere un percorso formativo in cui docenti e allievi mettono in campo molto di più del classico processo di apprendimento, non sia tempo perduto.

Al centro dei corsi di formazione in carcere infatti c'è la scommessa di trasformare per i detenuti e le detenute le competenze acquisite in strumento di riscatto, di ripartenza, di rilancio verso una vita diversa".

E proprio in quest'ottica, come specifica Claudia Ducange, referente per la Fondazione dei progetti in carcere, nell'ambito del progetto "Lei", finanziato dalla Compagnia di San Paolo, coordinato da tre anni dalla Casa Carità con l'obiettivo dell'inserimento lavorativo di donne detenute, è nata l'iniziativa di produrre mascherine all'interno dei laboratori sartoriali del progetto e di sostenerne i costi di produzione per i pezzi destinati al carcere.

Le 1600 mascherine già prodotte saranno utili per garantire la sicurezza all'interno del penitenziario dove si sono registrati numerosi casi di contagio Covid-19 e per contribuire a rendere il lavoro di tutti più sicuro. "Terminata la fornitura per il carcere di Torino, il progetto "Lei" si sta impegnando per trasformare la linea di prodotti sanitari in un progetto di sviluppo per la vendita all'esterno delle mascherine", sottolineano dalla Casa di Carità, "in modo che diventi un'opportunità lavorativa per le detenute impegnate nella sartoria".

Il progetto "Lei" infatti è finalizzato a costruire percorsi di lavoro, di emancipazione e di inclusione: prima del lockdown il percorso seguiva 40 recluse e 9 donne all'esterno del carcere. 10 lavorano presso le tre Cooperative partner del progetto (Extraliberi, Impatto Zero e Patchanka), 16 sono allieve dei corsi della Casa di Carità. Per informazioni e per sostenere il progetto scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..